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L’apogeo e la decadenza dell'impero assiro

L’apogeo e la decadenza dell'impero assiro (668 circa - 612 circa)

Alla sua morte Sargon II lasciò l’Impero assiro in condizioni di stabilità senza precedenti; suo figlio Sennaherib (704-681) non dovette fronteggiare praticamente nessuna rivolta, eccetto una sollevazione guidata dai caldei in Babilonia, che ebbe come risultato la distruzione di Babilonia nel 689, che fu subito dopo ricostruita dagli stessi assiri, i quali vi si ristabilirono anche al trono. 

Sennaherib fu sostituito al trono dal figlio Assarhaddon (680-669), il quale si rese celebre per i successi ottenuti negli altopiani iraniani, dove i suoi eserciti riscossero tributi le tribù nomadi (che da sempre costituivano una spada di Damocle per i grandi imperi mesopotamici). Ma la vera impresa di Assarhaddon fu la spedizione contro l’Impero egiziano, che riuscì a conquistare fino alla città-capitale di Menfi, che fu naturalmente saccheggiata. 

Il successore al trono, Assurbanipal (668-627), completò la conquista dell’Egitto, raggiungendo la nuova capitale dei faraoni, Tebe. Era la prima volta nella sua storia che l’Egitto cadeva sotto una dominazione straniera e che il governo dei faraoni veniva interrotto. Per gli assiri si trattava invece del momento di massima espansione territoriale e di massima forza: nel giro di pochi anni il loro colossale impero si sarebbe infatti disgregato come la neve al sole.  
IL CROLLO

La morte di Assurbanipal (629) fu seguita da una rivolta a corte, ma in realtà si sa poco o niente degli eventi immediatamente successivi. Pare salisse al trono Ashshuretililani (626-624?), che da taluni è ritenuto identico a Sin-shar-ishkun (626-612). In ogni caso questo re assiro dovette fronteggiare, in una situazione di forte crisi interna, le popolazioni barbariche stanziate lungo i confini nord-orientali dell’Impero, in particolare i Medi, che erano divenuti particolarmente forti e bellicosi. Compresa la situazione di debolezza in cui versava il potere degli assiri la Babilonia si ribello e, guidata da Nabopolassar, strinse alleanza con i medi e, probabilmente, anche con gli Sciti (un’altra popolazione barbara del nord). Stretta in una morsa l’Assiria resistette strenuamente, ma il suo destino era già segnato perchè fra i popoli sottomessi nel suo impero nessuno si mobilitò per rompere l’assedio (neppure l’Egitto sul quale erano riposte le ultime speranze). Vittime dei loro stessi crudeli sistemi di governo gli assiri videro nel 614 cadere Assur, l’antica capitale e nel 612 Ninive, la nuova splendida capitale dell’Impero. Un’ultima disperata resistenza fu tentata riorganizzando i resti dell’esercito fuggito sugli altopiani, ma in meno di quattro anni i nemici ne ebbero la definitiva ragione. Degli assiri e del loro impero non rimase nulla.

Tratto da STORIA DEL VICINO ORIENTE ANTICO di Lorenzo Possamai
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