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La censura e l’indice dei libri proibiti



Censura: cosa è la congregazione dell'indice, che tipo di rapporto ha con la congregazione del sant'uffizio per il tramite del maestro del sacro palazzo.
sono tutte congregazioni a cui il pontefice affida un compito particolare e delineato.
l'indice lievita, si amplia nel numero dei libri. Comincia a metà '500 ad esistere con un migliaio di libri, viene modificato più volte (almeno 4 volte nel '500) e ci sono papi più restrittivi o più permissivi, gli indici si chiamano coi nomi dei papi.
La congregazione dell'indice, anch'essa, entra in conflitto con i vescovi, perché giudicare se le letture dei fedeli sono lecite oppure no è qualcosa che attiene in verità all'autorità episcopale. Black, con durezza dice che avviene un attacco su ampia scala a tutta la cultura: dentro l'indice ad esempio ci sono opere per noi classici fondamentali della letteratura italiana, vengono messi all'indice come "letteratura indecente". Simbolo di questa letteratura è il Decameron di Boccaccio, oltre che tutta la letteratura amorosa che ha ascendenze dalla letteratura cortese. Vengono posti all'indice libri molto importanti per la cultura degli stati italiani dia antico regime. Il problema dell'indice è che molto frequentemente questi libri vengono bruciati, messi al rogo pubblicamente. I roghi dei libri sono un leitmotiv della storia contemporanea. Carattere pedagogico del rogo dei libri: si bruciano i libri le cui idee vengono considerate sovversive, pericolose, possono avere effetti di contagio su chi li legge. Il rogo dei libri giunge fino al '900 col nazismo, è quindi un elemento di repressione delle idee comune, che si ripresenta.
Oltre che i roghi dei libri, c'è anche un'attività di espurgatori: persone di cui il santo uffizio si circonda, che espurgano i libri, tolgono, aboliscono e censurano tutto quello che non risulta essere secondo la concezione ortodossa della religione. Ci sono degli specialismi che si creano: c'è chi purga i libri di letteratura, chi i libri di storia, chi i libri di medicina. Gli specialisti vengono reclutati dai centri di studio per svolgere questa attività. Ci possono anche essere libri purgati più volte, libri di grandi autori (Petrarca, Boccaccio, Castiglione). L'attività viene svolta in maniera radicale.
A preferenza, il primo controllo si esercita sulle bibbie, soprattutto quelle scritte in volgare, quelle che nella traduzione del testo sacro possono nascondere un'insidia, nel senso che il traduttore maliziosamente può tradurre un passo della bibbia in una maniera piuttosto che in un'altra. Le bibbie in volgare vengono sempre più tradotte e stampate, dato che ormai è aumentata l'alfabetizzazione; esse possono essere lette anche non da chierici: non per forza deve essere un uomo di chiesa che sa il latino a leggere il testo sacro. In qualche modo, le azioni di Lutero prendono piede anche in Italia.
Vengono censurate perfino le agiografie (le scritture che riguardano le vite dei santi) e i testi delle sacre presentazioni. Le vite dei santi sono il genere letterario più diffuso nell'Italia del '500/600, sono i libri che vengono stampati in più esemplari, libri più letti perché letti collettivamente (la lettura ai tempi non era un esercizio solitario), fino ai primi del '900, alla cultura di massa, la lettura è un'attività che si svolge collettivamente: chi sa leggere, prende il libro e si mette in mezzo a un gruppo e lo legge davanti agli altri. È un'attività che crea dei movimenti di socialità (persone che stanno assieme per uno scopo) e che crea delle discussioni sul libro letto (lettura è da sempre attività sovversiva). La sacra rappresentazione invece è un testo "teatrale", in cui per esempio si mette in scena la vita di un santo o anche la vita di Cristo a parte di una intera comunità o città, in alcune ricorrenze liturgiche si mettono in scena pezzi di storia sacra (come presepe vivente). La storia sacra è raccontata ma con cambiamenti, con mistificazioni, allontanamenti dal modo ortodosso. Il controllo che c'è per questa materia sacra, i libri e le rappresentazioni, hanno bisogno di un permesso preventivo alla stampa (i libri), permesso stampato sul frontespizio di un libro, dove in quei secoli era contenuto tutto l'occorrente per una licenza firmata. L'autorizzazione è preventiva, ma non finisce lì perché poi c'è la dedica, spesso riferita a personaggi importarti, grandi casate, nobili, cardinali o arcivescovi del luogo, sotto le cui ali l'autore si pone dal momento che, oltre all'autorizzazione occorre anche un patronage, qualcuno che mostri la propria rete di relazioni, indicando le persone più importanti.
Controllo sia sugli autori che sulle tipografie e sugli editori. C'è lo stesso controllo anche sui rilegatori e sui librai: mettendo in fila tutte queste figure ci si rende conto di come il controllo sulla produzione e stampa è assoluto. Il controllo sulla stampa c'è sempre in ogni società, non solo in quelle di antico regime. Vengono messi in atto degli escamotage da parte degli autori: in molti processi che hanno come tema la censura si trova la stampa di libri anonimi, in cui l'autore per timore o per sfuggire alla censura non mette il suo nome in copertina; vengono poi stampati libri falsificando i frontespizi oppure libri che non indicano il luogo di edizione e il logo dell'autore; altra tecnica era la divisione in capitoli dei libri e spediti separatamente, squinternati. Talvolta, librai e tipografi negavano di aver letto determinati libri censurati ma di averli solo stampati. Il centro libraio più importante in Italia è certamente quello di Venezia perché la città era collegata ad altri due importanti centri librai internazionali, Francoforte e Ginevra.

Tratto da STORIA DELL’INQUISIZIONE ROMANA di Federica Palmigiano
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