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Heidegger e il linguaggio artistico per comprendere la realtà


Nell’altra opera Lettera all’umanesimo cambia prospettiva; alla fine di Essere e tempo scriveva: “Non è possibile conoscere l’essere perché all’uomo viene meno il linguaggio”. Il linguaggio dell’uomo contemporaneo è infatti per Heidegger rappresentativo ossia logico, troppo razionale, oggettivo. Più l’uomo vuole racchiudere l’essere più gli sfugge e si dilegua. Il linguaggio non è capace di spiegare l’essere. Esiste allora un altro tipo di linguaggio? Sarà nella sua opera del 59 In cammino verso il linguaggio che egli rifletterà sull’esistenza di un nuovo linguaggio: esso è il linguaggio artistico in particolare quello poetico. Per capire l’essere allora è come se dovessimo ritornare a quel linguaggio che si è perso. L’uomo tecnologico è l’uomo che ha perso molto di sé cadendo nell’eccessivo rigore: bisogna adesso rimettersi in ascolto del linguaggio poetico. L’essere di dona attraverso il linguaggio poetico o in generale attraverso il linguaggio artistico, in piccole parti nelle singole opere d’arte. Di conseguenza se mai volessimo mettere assieme tutte queste parti per provare a cogliere il tutto in realtà avremo fatto un puzzle che non si mostrerà nella sua interezza, coerenza, totalità, unità. Sarà allora compito dell’uomo saper ascoltare. L’errore più grande che l’uomo possa fare è quello di pretendere di esporre in un linguaggio oggettivo ciò che è riuscito a cogliere ed esprimere attraverso l’arte. Si vede come Heidegger e l’esistenzialismo non abbiano più niente da spartire.

Tratto da STORIA DELLA FILOSOFIA CONTEMPORANEA di Carlo Cilia
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