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Clorinda e Tancredi : l' ultimo atto - T. Tasso


L'ultimo atto si apre con due versi di eccezionale potenza e verità, non per niente citati da Zanzotto: L'un l'altro guarda, e del suo corpo esangue / su 'l pomo de la spada appoggia il peso, con allitterazione greve sulla p  e un'espressione che molto meglio suggerisce, a differenza di un possibile “si guardano”, sia l'intensità, probabilmente non più solo d'odio, che la reciprocità di quegli sguardi. Subito dopo la metafora del languire alla luce della stella (58, 3) si demetaforizza, nel contesto, indicando il fisico languire degli esausti guerrieri e soprattutto la morte imminente della donna.
Nel grande episodio il Tasso mette a partito, e quasi sempre a proposito, tutte le sue risorse retoriche. Intanto l'uso insistente e talora trafiggente dell'inarcatura, specie del tipo aggettivo – sostantivo, usata prevalentemente nel distico finale, a sfumarne la possibile meccanicità: folle / mente 58 7-8; Ella già sente / morirsi 64 7-8; la trafitta / vergine 65 1-2; e restò senza / e voce e moto 67, 7-8. In particolare nell'ultima la pausa fra la preposizione e i sostantivi, unita al polisindeto, rappresenta efficacemente l'irrigidimento nei movimenti e la strozzatura della voce.
Nell'ottava 59 troviamo una forte apostrofe esecrativa, suscitatrice di pathos, che inserisce elementi del piano del discorso nel piano della storia; una sorta di movimento antiepico.
Nell'ottava 60, 7-8, la cavalleresca diplomazia dell'invito di Tancredi si fa forte di uno stretto gioco di figure etimologiche – vinto, vincitore, vittoria – che già ci dice chi avrà la meglio.
Nell'ottava 61, al primo verso, sembra che il Tasso recuperi una formula epica del tipo di Alda la bella: non è soltanto che Clorinda risponda ferocemente, risponde nel modo che deriva naturalmente dalla ferocia del suo carattere. Ai versi 4 – 5 troviamo una forte anadiplosi sinonimica  tra accese e arse a esplicazione dei sentimenti di Tancredi, con successiva tensione creata dalla collocazione del verbo dell'ira e del nome di colui che si infiamma rispettivamente all'inizio e a fine verso.
Arriviamo così all'epilogo. La svolta è segnalata, all'inizio dell'ottava 64, dall'intervento a carattere presentativo dell'autore, quel Ma ecco.. che annuncia come a un pubblico l'imminente morte di Clorinda prima di descriverne il tragitto, con ulteriore tratto metapoietico. Il verso 4 della stessa ottava, con prolungamento nel 5, è attraversato dall'allitterazione sulla v che allude ad un risucchio e accentua la modalità che possiamo ben dire vampiresca (e dunque ancora una volta erotica) dell'azione di Tancredi che 'l sangue avido beve. Subito dopo, per la prima volta, scompare la corazza ed è nominato il corpo di Clorinda coi suoi attributi femminilmente attraenti, la veste (su cui è spostato tramite metonimia l'aggettivo tenera che in verità apparterrebbe alle carni della donna) e le dolci fattezze. Ora, ciò che prima (al verso 3) era chiamato tradizionalmente ed eufemisticamente sen, diviene con tono sensualmente caldo le mammelle e il caldo fiume di sangue è una potente immagine anch'essa sensuale, quasi di una mestruazione. Notevole, infine, lo spostamento del dativo etico sull'infinito della morte imminente (morirsi) sospeso a inizio verso dopo fortissimo enjambement.
All'ottava 65 il Segue egli risponde puntualmente in una sorta di anafora, allo Spinge egli dell'ottava 64. Incalza e preme del verso 3 è dittologia sinonimica nella quale bisogna sentire che il secondo verbo è più fisico, corporeo, erotico.
Nelle ottave 67 e 68 notiamo come muti il regime verbale, che passa narrativamente al passato remoto. Tutto il duello, o quasi, era stato descritto al presente storico o astanziale, tutto in primo piano, anche quando si presentava un'azione ripetuta (tre volte il cavalier la donna stringe) o si trattava di un evento che avrebbe richiesto un tempo del passato. Il presente però torna nell'ottava 69, quella della morte di Clorinda, sottraendola al tempo ed enfatizzandola come exemplum.
Sempre all'ottava 68, e anche nella 69, vanno segnalate le forti antitesi di una teoria della santità paradossale: a dar... vita con l'acqua a chi col ferro uccise: l'uccisione è la via che conduce alla vera vita dello spirito; il grande eroe pagano è una giovane donna, a suo tempo cristiana; Tancredi uccide senza saperlo la donna che ama e così via.
La descrizione della morte della donna è in forte controtendenza rispetto alle consuete descrizioni coloristiche della bellezza femminile: colori smorti, un viola nel quale forse s'insinua forse la connotazione mortuaria che ha nella liturgia. Clorinda muore come una santa, quasi come la santa Teresa del Bernini e la santificazione è accentuata dall'ulteriore trasfigurazione teatrale della scena, col cielo e il sole personificati e agenti. Per Tasso il passaggio dalla verginità e dall'occultamento della femminilità alla pienezza femminile può realizzarsi non nella vita ma solo con la morte.


Tratto da STORIA DELLA LINGUA ITALIANA di Gherardo Fabretti
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