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Patto Nordatlantico


lo statista più preoccupato della vulnerabilità dell’Europa occidentale alle intimidazioni comuniste è quello il cui paese ha meno da temere da una minaccia comunista interna: il ministro degli Esteri Bevin abbandona il tradizionale atteggiamento britannico di distacco dal continente europeo e conclude con la Francia, nel marzo 1947, il TRATTATO DI DUNKERQUE, un patto di mutua difesa che obbliga ciascun paese a difendere l’altro da un’aggressione. Tuttavia, poiché il patto coinvolge solo due paesi ed è diretto contro l’ormai improbabile minaccia di un’organizzazione tedesca, Bevin si adopera per trasformare il concetto bilaterale di mutua difesa in un sistema di sicurezza multilaterale diretto contro la minaccia sovietica. Ottenuta la risposta favorevole da Washington, Bevin persuade i 3 paesi che da poco hanno formato l’unione doganale del Benelux (Belgio, Olanda e Lussemburgo) ad iniziare le discussioni con le potenze del Trattato di Dunkerque: il 17 marzo 1948 i 5 paesi firmano il TRATTATO DI BRUXELLES, che li impegna a respingere un attacco armato in Europa contro uno qualsiasi di loro. È ovvio che da soli questi paesi non sarebbero mai stati in grado di difendersi dall’Unione Sovietica, così il 23 aprile 1948 Londra inizia una serie di negoziati segreti (PENTAGON TALKS) con USA e Canada. Truman deve però affrontare un’ostile maggioranza repubblicana al Senato, tradizionalmente opposta al coinvolgimento statunitense negli affari europei in tempo di pace, ma un numero crescente di repubblicani inizia a ripudiare l’isolazionismo del partito: tra questi il Senatore Vanderberg, Presidente della Commissione esteri. Egli, in collaborazione con il sottosegretario di Stato Lovett, elabora la cosiddetta RISOLUZIONE VANDERBERG, che viene approvata dal Senato l’11 giugno 1948: essa autorizza gli USA a partecipare a sistemi di sicurezza regionali in ogni parte del mondo in modo da eludere il veto sovietico in sede di Consiglio di Sicurezza ONU; essa inoltre chiarisce la compatibilità della partecipazione statunitense a un sistema di mutua difesa a protezione di una particolare area geografica con il principio di sicurezza collettiva espresso nella Carta delle Nazioni; l’art.51 della Carta ONU autorizza gli stati membri a partecipare ad accordi di difesa regionali esterni all’organizzazione mondiale (con questa scappatoia gli USA avevano già aderito agli accordi per la sicurezza globale all’interno del Trattato di Rio del 1947). La risoluzione è in netta contraddizione con la tradizione statunitense di non aderire ad alleanze difensive in tempo di pace: questa inversione di tendenza è provocata dal deteriorarsi dei rapporti con i sovietici e soprattutto dall’episodio shockante della presa del potere da parte dei comunisti in Cecoslovacchia. Forte della risoluzione Vanderberg, Lovett inizia il 5 luglio 1948 una serie di discussioni (EXPLORATORY TALKS ON SECURITY) con le 5 potenze del Trattato di Bruxelles ed il Canada, che alla fine dell’anno si allargano anche a Italia, Norvegia, Danimarca, Islanda e Portogallo; il 4 aprile 1949 questi 12 paesi firmano a Washington il PATTO DELL’ATLANTICO DEL NORD, cioè un patto di difesa regionale i cui firmatari si impegnano a fornirsi assistenza reciproca in caso di aggressione militare, sotto gli auspici di un’entità che prende il nome di NORTH ATLANTIC TREATY ORGANIZATION (NATO). Il Portogallo viene coinvolto nel Patto Atlantico soprattutto a causa dell’importanza strategica delle Azzorre, oltre che per il fatto che durante la guerra era neutrale ma filostatunitense; al contrario la Spagna viene esclusa per via della sua vicinanza all’Asse durante il conflitto mondiale. L’ Italia non è interessata al Patto di Bruxelles sia perché durante la sua firma si stanno svolgendo le elezioni italiane, sia perché il popolo non vuole più saperne di guerra, ed un alleanza del genere sa proprio di guerra. Una volta vinte le elezioni, de Gasperi accetta però di entrare nel Patto Atlantico, perché informato dai suoi ambasciatori in USA dell’importanza di tale adesione. Tuttavia l’ingresso dell’Italia crea perplessità all’estero, sia per la sua inaffidabilità, sia per il no a Bruxelles; a questo punto è la Francia a premere affinchè sia accettata l’adesione italiana, per due motivi: 1. senza l’Italia il patto avrebbe coinvolto solo i paesi del nord, mentre inserirla significa per i francesi assumere una posizione centrale ed estendere l’alleanza al Mediterraneo (interessi soprattutto riguardanti l’Algeria); 2. senza l’Italia la maggioranza dei firmatari sarebbero stati paesi protestanti. Il Patto atlantico contiene numerose scappatoie: l’articolo 5 obbliga ciascun firmatario a intraprendere solo le azioni che giudicherà necessarie in risposta a un attacco armato nei confronti di un alleato (potrà decidere per l’uso della forza sia per il non intervento); l’articolo 11 stabilisce che le clausole del trattato devono essere rispettate in conformità con le norme costituzionali di ciascun firmatario; nel caso degli Stati Uniti ciò significa che ogni utilizzo della forza militare nell’ambito del trattato deve essere approvato dal Congresso = il Patto atlantico non prevede alcuna clausola di automaticità. Entrando a far parte della NATO, l’amministrazione Truman ripudia due delle tradizioni della politica estera francese: la convinzione che gli USA non abbiano alcun vantaggio a intervenire nelle controversie europee a meno che il loro interessi vitali non siano direttamente minacciati; il principio del panamericanismo, che vede l’Europa come una civiltà estranea ed una potenziale minaccia. Gli USA ora accettano ed implementano il costituirsi di una comunità atlantica che soppianta la concezione tradizionale dell’Oceano Atlantico come grande fossato a difesa del nuovo mondo dalle devastanti guerre e dalle dannose ideologie del vecchio: nasce un blocco difensivo, che, allargato, sopravvive tutt’oggi grazie ad un allargamento dei suoi obbiettivi: la guerra in Kosovo scoppiata nel 1999, durante la quale la NATO interviene anche se il paese colpito non è suo membro, mette in luce la necessità di un nuovo concetto strategico.
I due eventi shock per gli USA sono la perdita della Cina e del monopolio atomico.
Tratto da STORIA DELLE RELAZIONI INTERNAZIONALI di Alice Lavinia Oppizzi
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