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I Mongoli e la Russia


I mongoli (tatari per le fonti russe) comparvero nella Russia sudoccidentale nel 1223, battendo i russi e poloviciani; poi sparirono per ritornare nel 1237 con l’obiettivo di conquistare lo Stato russo. Fino ad allora i mongoli avevano vissuto in Mongolia, Manciuria e Siberia, dove si interessavano al gregge e alle lotte fratricide tra tribù; solo Ghenghiz Khan riuscì a unirli e a trasformarli in una potenza mondiale, sottomettendo anche altre popolazioni locali e distruggendo alcuni Stati occidentali (Stati musulmani dell’Asia centrale, Stato di Kiev). Quando Ghenghiz Khan morì, il regno fu diviso tra i 4 figli, ma solo a uno di loro (Ogodai) spettò il titolo di “gran khan”, che riuscì a far espandere ulteriormente il dominio mongolo verso oriente. Alla morte del gran khan il poter passò al nipote Batu, che diresse l’invasione mongola in Europa e in particolare l’invasione della Russia. Il controllo mongolo sulla Russia durò dal 1240 al 1380, anno il cui il principe Demetrio riuscì a sconfiggere gli invasori nella battaglia di Kulikovo, anche se il definitivo affrancamento dai mongoli si ebbe nel 1480, quando Ivan III dichiarò decaduta la fedeltà al gran khan.

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