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Le alternative all'assolutismo in Europa -1700-

 
Volgiamo adesso lo sguardo a Olanda e Inghilterra, che si distaccavano dagli altri paesi europei anche per l'assetto del loro sistema politico. Argomento di riflessione sono soprattutto i Paesi Bassi, una unione di province che con uno sforzo enorme si era sganciata dal grande impero spagnolo alla fine del Cinquecento, nel Seicento possedeva un'economia moderna, la più moderna del mondo ma che tuttavia non costituiva uno stato altrettanto moderno.
Erano infatti i Paesi Bassi un'unione di province legate dal comune proposito di staccarsi dalla Spagna ma non dal medesimo progetto politico. Il suo ambito, i suoi confini, la sua costituzione erano determinati dalle singole province, dalle loro istituzioni tradizionali di ceto e dalle loro élites, che alla fine del Cinquecento, sentendosi minacciate dall'assolutismo spagnolo, si erano ribellate al suo dominio per motivi tra loro diversi e che, anche nella definizione dei loro nuovi compiti, erano molto più preoccupate della loro libertà e dei loro privilegi che consapevoli di una nuova statualità ricca di sviluppi. Qui non stava prendendo corpo un sistema politico proprio, con le sue istituzioni, i suoi funzionari, i suoi metodi e i suoi arcani, distinto dal resto della società; accadeva piuttosto che una grande potenza commerciale si estendeva verso l'Africa e l'Asia restando legata a un ordinamento di tipo arcaico.
Questo stato era inoltre religiosamente e politicamente diviso e tale rimase per tutto il 1600. Il calvinismo non divenne mai un elemento di coesione generale che ancora mancava. I mercanti olandesi ricchi aborrivano il radicalismo protestante dei larghi strati dei cittadini medi e inferiori e intendevano commerciare, non fare guerre di religione; volevano moderazione religiosa, pace con la Spagna e all'interno della comunità. Per questo erano ostili alle ambizioni della casa d'Orange; la riunificazione delle province sotto il governo di un principe avido di sovranità territoriale non li entusiasmava assolutamente.
Erano allora due i partiti che inquadravano le correnti di pensiero degli olandesi: uno era il partito repubblicano, dominato dalla provincia d'Olanda e da Amsterdam, interessato al mantenimento dell'ordinamento fondato sugli Stati Provinciali e sugli Stati Generali, vedendo nella forza dei primi e nella debolezza dei secondi, loro preposti, e del governatore orangista, la premessa per il prevalere dell'elemento olandese – borghese – mercantile; dall'altro un partito orangista, dietro il quale stavano chiesa calvinista, pastori, seguaci fanatici reclutati in gran parte tra gli strati più bassi della società, per usare la descrizione di Wilson. Mai questi due partiti trovarono un compromesso, tranne durante l'alleanza antifrancese nei confronti di Luigi XIV, destinata a svanire con la pace di Nimega del 1678. Dunque il modello olandese non era promettente come modello per gli altri stati europei.
Per l'Inghilterra il discorso è diverso. Era la terza grande monarchia europea occidentale. I suoi principi si ispiravano all'immagine del principe rinascimentale, conoscevano i vantaggi di un forte governo personale e i pericoli, da cui si guardavano, della tradizionale parcellizzazione feudale. Nell'Inghilterra del 1500 esistevano dunque più che in ogni altra parte dell'Europa le premese per un irrigidimento del potere statale in direzione della monarchia assoluta.Eppure, proprio qui l'assolutismo rimase un fenomeno storico inesistente.
Tratto da STORIA MODERNA di Gherardo Fabretti
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