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La comprensione della letteratura: la forma del contenuto


La letteratura è imitazione o rappresentazione, dunque mimesis, di azioni umane tramite il linguaggio. Questa è la definizione di letteratura normalmente data dall’antichità alla metà del XVIII secolo. In quanto rappresentazione o imitazione di azioni umane, la letteratura è una favola, o un racconto, dunque un mythos.
Ma il termine mimesis finisce per assumere un significato leggermente diverso da quello di rappresentazione, ossia quello di finzione o addirittura di menzogna né vera né falsa, ma verosimile; un mentir vero insomma.
In nome di questa definizione Aristotele escludeva dalla poetica non soltanto la poesia didattica o satirica, ma anche quella lirica, poiché metteva in scena l’io del poeta. La poesia, in quanto mimesis, diceva Aristotele, ammette solo il genere epico e il genere tragico.
Similmente Genette parlava di una poetica tematicamente essenzialista o costitutivista.
Compagnon fa presente che il “tematico” non è riferito al tema come motivo di fondo di un’opera, ma come status ontologico, o pragmatico, costitutivo dei contenuti letterari. La finzione (la mimesis) non è un tema ma un concetto. Per l’antichità classica dunque la mimesi era: la finzione come forma del contenuto, ovvero come concetto o modello.
Cosa vuol dire? Che la mimesis è la definizione di letteratura, o che ne costituisce una proprietà? Sicuramente non possiamo elevare la mimesis a base di fondo della letteratura. La poesia lirica, ad esempio, è entrata da molto tempo nel mondo della letteratura, quindi la finzione non è più condizione sufficiente e necessaria per la fondazione di essa. Che la letteratura venga percepita dai più, anche oggi, come finzione, è un altro paio di maniche

Tratto da TEORIA DELLA LETTERATURA di Gherardo Fabretti
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