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Democrazia e sicurezza

Se il mondo è sicuro per la democrazia, la democrazia è effettivamente un bene per il mondo? 
Questo dubbio è più che legittimo, considerando soprattutto il fatto che oggi lo Stato dominante è una democrazia. La questione del loro intervenzionismo per diffondere la democrazia è molto dibattuta. Waltz conclude affermando che il fine per cui si arriva anche ad usare la forza (la pace) è decisamente un fine nobile, ma, in base al diritto, nessuno Stato può intervenire nelle questioni interne di un altro. 
La pace può essere mantenuta attraverso un delicato equilibrio di fattori esterni ed interni. 
− aumento dell’interdipendenza: secondo i teorici sostenitori di questo punto, l’interdipendenza può contribuire a promuovere la pace moltiplicando i contatti tra gli Stati e dunque favorendo la comprensione reciproca. 
MA, osserva Waltz, una stretta interdipendenza può promuovere anche le occasioni di incomprensione, di conflitto e, a volte, di guerra. 
Infatti, non bisogna dimenticare che l’interdipendenza è di certo più forte all’interno degli Stati. Esternamente, invece, ogni volta che possono, gli Stati cercano di evitare di diventare troppo dipendenti dagli altri nello scambio di beni e risorse, per evitare che questo diventi un’arma di ricatto (⇒ di indebolimento) nel caso di crisi o guerre ⇒ gli Stati prendono misure per evitare di diventare troppo dipendenti tra loro. 
Ne deriva che uno degli effetti dell’interdipendenza (= alcune parti ci guadagnano più di altre) viene spesso “oscurato” dai suoi sostenitori con il termine, proposto da R. Keohane e J. Nye, “interdipendenza asimmetrica” ⇒ gli Stati relativamente indipendenti si trovano in una posizione più forte rispetto agli Stati relativamente dipendenti. La storia della politica estera americana a partire dalla Seconda Guerra Mondiale è piena di esempi di come gli USA abbiano di volta in volta usato la loro superiorità economica per promuovere i loro interessi politici e di sicurezza. 
− sviluppo delle istituzioni: una delle critiche più frequenti alla teoria realista è che essa sottovaluta il ruolo delle istituzioni internazionali. 
Ma, osserva Waltz, è proprio il caso della NATO a proporsi a sostegno delle ipotesi realiste, dal momento che la storia recente dell’Alleanza mostra come spesso le istituzioni internazionali vengano subordinate ad obiettivi nazionali. 
Nel luglio 1990, la NATO ha annunciato che l’alleanza avrebbe elaborato un nuovo piano militare, adattato ai cambiamenti in corso in Europa. Contemporaneamente, i principali membri europei della NATO annunciarono unilateralmente una drastica riduzione delle loro forze militari. 

Tratto da TEORIA DELLE RELAZIONI INTERNAZIONALI di Elisa Bertacin
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