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Metz e il rapporto fra trucco e linguaggio

Metz e  il rapporto fra trucco e linguaggio


Affrontiamo così l'ultimo problema, quello del rapporto fra trucchi e linguaggio. Si tratta di comprendere le modalità di passaggio del trucco da piccola meraviglia futile e sbalorditiva assieme a vero e proprio procedimento grammaticale e sintattico. È accaduto ad esempio alla dissolvenza incrociata, procedimento che consiste nel progressivo dissolvimento di un'immagine che sfuma fino a scomparire mentre in sovrimpressione si costituisce il profilo di un'immagine successiva. Inizialmente fu inserita come trucco di trasformazione, cioè come procedimento ottico per ottenere straordinarie metamorfosi di personaggi. Poi è andata codificandosi come procedimento enunciativo per contrassegnare il mutamento spaziale o temporale della scena o per sottolineare rapporti di similarità o di contiguità tra una scena e un'altra o per indicare un passaggio dalla sfera della realtà a quella del sogno o del ricordo.
Un procedimento dunque utilizzato prima alla lettera è diventato un procedimento grammaticale, retorico. In successivi assetti del linguaggio cinematografico, come dice Metz, lo stesso effetto può essere assegnato dallo spettatore all'ordine della diegesi oppure all'ordine dell'enunciazione. Nel primo caso, possiamo aggiungere, l'effetto speciale simula un evento straordinario, nel secondo un procedimento mentale. Precisato questo si potrà aggiungere anche un'altra serie di considerazioni. Spesso è proprio il problema degli effetti speciali che fa vedere i limiti di ogni teoria del cinema direttamente o indirettamente ancorata all'idea di riproduzione. Se si parte invece da una teoria basata sull'idea di simulazione, trucchi o effetti speciali che dir si voglia potranno essere integrati organicamente in una teoria del linguaggio cinematografico e non più trattati a parte o addirittura ignorati o banditi. Come nell'analisi linguistica del racconto si fa una distinzione tra il piano dell'enunciazione e quello dell'enunciato, o detto in altri termini, tra quello del discorso e quello della storia, così nel cinema distingueremo tra un piano della visione e uno del veduto, cioè tra il modo in cui un evento ci viene mostrato (modalità di visione) e l'evento stesso (ciò che appartiene alla storia, al campo degli eventi narrati).

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