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Cosa fa arrabbiare gli adolescenti

Cosa fa arrabbiare gli adolescenti


Per quanto riguarda gli antecedenti situazionali, sia nella prima adolescenza sia nella tarda adolescenza, la tipologia di antecedenti per l’esperienza di rabbia, le macrocategorie sono quelle delle relazioni, dell’impegno verso un risultato e dei principi etici, nonché del rispetto delle regole.
Rispetto all’età, si nota che per i soggetti nella prima adolescenza sono più numerosi gli episodi che rimandano alle “relazioni amicali”. Nell’ottica dei compiti di sviluppo dei ragazzi in questa fase della vita, il ruolo dell’amicizia e della relazione con i pari rappresenta un’importante fonte di confronto, che ai tini del processo di differenziazione può divenire ambito privilegiato in cui esprimere emozioni come la rabbia. Per quanto concerne, invece, i soggetti più grandi, avviati al termine del percorso di crescita adolescenziale, le categorie più frequenti sono, oltre alle “relazioni amicali”, anche le “relazioni familiari”. Emerge la rabbia sperimentata, non più solo nelle competizioni tra pari, ma anche all’interno della famiglia, dove il vissuto di questa emozione assume il valore di ricerca di autonomia, ai fini della costruzione di una propria identità.
Dall’ analisi statistica emergono differenze significative, sia per età sia per genere, rispetto ai sistemi motivazionali interpersonali in cui sembra essersi attivata la rabbia.
Tutti gli adolescenti hanno riferito in percentuale maggiore episodi di rabbia agonistica, tuttavia vi è una differenza interessante tra i due gruppi di età: i diciottenni, rispetto ai quattordicenni, riportano una certa percentuale di rabbia anche nel sistema dell’attaccamento, soprattutto le femmine.
Rispetto al genere sono emerse interessanti differenze anche nelle tipologie di eventi a cui gli adolescenti fanno riferimento: i maschi riportano episodi di rabbia prevalentemente nell’ambito delle “relazioni amicali”, in riferimento alla “scuola” e ai “valori morali”; le femmine in misura ancora maggiore raccontano episodi riferiti alle “relazioni amicali” e alle “relazioni familiari”. La rabbia è riferita da entrambi i sessi, in modo prevalente, all’ambito delle relazioni con i coetanei.
Interessante è che solo le femmine riportino un’alta percentuale di rabbia vissuta in ambito familiare, a indicare il tentativo di distacco ai fini di una propria autonomia. I maschi sembrano arrabbiarsi maggiormente nelle competizioni in cui è in gioco la riuscita personale, ma anche il rispetto delle regole e dei principi morali.
La differenza di genere rispetto alle tipologie di eventi rimane significativa anche all’interno dei singoli gruppi di età: nel gruppo dei quattordicenni, la distribuzione in percentuale delle categorie ripropone quella del campione più ampio. Nel gruppo dei diciottenni la differenza interessante è data da una distribuzione che vede le femmine mantenere le “relazioni amicali” come ambito privilegiato di espressione della rabbia, seguite dalle “relazioni familiari”; i maschi del gruppo tarda adolescenza, invece, esprimono la rabbia prevalentemente per inconvenienti della vita quotidiana, oltre che nei contesti relazionali amicali familiari e affettivo-sentimentali in percentuali uguali.
Mentre nei maschi del gruppo della tarda adolescenza risulta al primo posto la rabbia per inconvenienti della vita quotidiana, nelle femmine diciottenni questa categoria non è mai presente. Considerato che “inconvenienti della vita quotidiana” rientra nella macrocategoria dei principi etici e del rispetto delle regole, questo risultato è indicativo della tendenza nei maschi in tarda adolescenza a vivere l’esperienza di rabbia prevalentemente nelle situazioni in cui si sente di avere subìto un sopruso o un’ingiustizia. Nelle femmine in tarda adolescenza, permane invece la tendenza ad arrabbiarsi nell’ambito delle relazioni ritenute importanti, rabbia spesso accompagnata da un senso di delusione.
Un altro risultato degno di nota del gruppo della tarda adolescenza riguarda i riferimenti allo sport: i maschi raccontano episodi di rabbia solo nello sport osservato, ma nessun maschio riporta episodi di rabbia nello sport praticato. Le femmine, viceversa, raccontano episodi di rabbia solo nello sport praticato, ma non nello sport osservato. Questo dato suggerisce un modo diverso di vivere la competizione sportiva: nei maschi prevale il ruolo del tifoso che, in gruppo, sperimenta la rabbia osservando le sorti della propria squadra; nelle femmine prevale invece la rabbia vissuta nella partecipazione sportiva, con un ruolo più diretto, a volte più centrata sulla relazione con gli altri, ma a volte anche come rabbia autoriferita per non aver raggiunto il risultato desiderato.
Riguardo alla mentalizzazione dell’emozione di rabbia, già nella prima adolescenza l’emozione di rabbia è mentalizzata in modo articolato ed e ricca di riferimenti a termini e verbi mentali
I soggetti in tarda adolescenza, così come quelli più giovani, continuano a mentalizzare la rabbia servendosi di riferimenti consistenti ai cambiamenti fisico-corporei, alle azioni che la accompagnano e ad esempi tratti dalle proprie vicende personali, anziché fornendone una definizione.
Rispetto al genere, le femmine utilizzano un numéro più elevato di parole rispetto ai maschi, ma impiegano anche un numero maggiore di predicati mentali, oltre che un numero maggiore di predicati comportamentali.
Tratto da ADOLESCENZA E COMPITI DI SVILUPPO di Anna Bosetti
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