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L’amico e l’amica del cuore della preadolescenza

L’amico e l’amica del cuore della preadolescenza


L’amicizia con un coetaneo in adolescenza costituisce la prima e più piccola formazione sociale ‘volontaria’. Si tratta di un’esperienza che vive la quasi totalità delle ragazze e una buona parte dei ragazzi.
A partire dalla preadolescenza, infatti, il rapporto d’amicizia si esprime principalmente attraverso una relazione a due costituita da soggetti dello stesso sesso che spendono insieme la maggior parte del tempo a disposizione.
La relazione è caratterizzata dall’esigenza reciproca di fedeltà ed esclusività nel senso che all’amico o all’amica del cuore si chiede di mantenere i segreti, fornire aiuto nei momenti di crisi, essere costantemente a disposizione.
Se non ci si sente ricambiati, i sentimenti di tristezza e delusione prendono il sopravvento.
Per queste sue caratteristiche, per il fatto di rispondere al principio di ‘tutto o niente’, appare evidente come si tratti di un rapporto destinato a mutare o a finire nel tempo. Tuttavia, questo rapporto d’amicizia risponde a nuovi bisogni rispetto alla fase precedente di sviluppo:
il bisogno di avere qualcuno su cui contare nei momenti di crisi. L’amico/a diviene punto di riferimento anche quando si è a casa: è possibile cercarlo/a per telefono, scrivergli via e-mail, creare personalmente, senza l’intervento di controllo e supervisione dell’adulto, una relazione;
il bisogno di confidarsi in condizioni di parità. L’amico deve essere disponibile all’ascolto e allo scambio in un rapporto di parità e non gerarchico; egli diviene così una sorta di prolungamento di sé che funge da specchio, delle proprie azioni, intenzioni e credenze. In quanto completamento della propria personalità deve suscitare simpatia e ammirazione e condividere lo stesso atteggiamento di fondo verso la vita.
il bisogno di trovare un modello concreto a cui ispirarsi. In alcuni casi a partire dalla preadolescenza emerge la necessità di trovare un amico che rappresenti un modello, un ideale a cui ispirarsi, che possieda tratti, qualità, abilità che si vorrebbero avere, a cui si aspira più o meno consapevolmente. Si tratta in questi casi di una persona un po’ più grande che se da un lato “è più esperto, come lo sono gli adulti, tuttavia è più disponibile di loro per un rapporto alla pari”.
 
Inoltre il legame amicale a due in adolescenza, nella prospettiva dei compiti di sviluppo, assolve diverse funzioni, fra le quali:
realizzare il processo di separazione dall’infanzia. L’impresa, se svolta con il sostegno di un amico, diviene più sopportabile. Anzi, il legame con l’amico del cuore rappresenterebbe l’ambito in cui elaborare i sentimenti di tristezza e fronteggiare i vissuti di noia. Il processo di separazione dall’infanzia si realizza, quindi, creando un legame di dipendenza extrafamiliare con funzione antidepressiva: nel momento in cui il soggetto prova emozioni negative, quali colpa, tristezza e noia, riesce anche a ‘sentirsi buono’ proprio in virtù dell’intensa amicizia che sta creando con un coetaneo. Questa amicizia lo porta a condividere emozioni positive e ad elaborare una nuova cultura;
preparare alla relazione sentimentale. Già tra i 14 e i 15 anni l’amicizia del cuore è fortemente contrassegnata dal bisogno di intimità e lealtà, come si accennava poco sopra. La metacomunicazione sulla relazione amicale si fa, a partire da questo momento, intensissima e l’altro diviene lo specchio di sé in quanto “commenta e restituisce le immagini del Sé con un’aggiunta di senso”. In questa prospettiva il ‘debutto’ nella vita sentimentale e nella sessualità avviene alla luce della relazione amicale a due costruita prima del debutto.

Per quanto riguarda le differenze di genere nell’amicizia del cuore, di norma, tra maschi è più forte il desiderio di esplorazione verso l’esterno, sul piano dell’agire, del fare, della sperimentazione di nuove competenze acquisite anche grazie all’imponente sviluppo fisico-corporeo a cui si assiste in questa fase. Nelle femmine è più marcata è la ricerca verso l’interno, di tipo introspettivo, sul piano dunque del riflettere e del pensare.

Tratto da ADOLESCENZA E COMPITI DI SVILUPPO di Anna Bosetti
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