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La trasmissione della cultura

La forma di trasmissione avviene continuamente in momenti in cui tutti vi erano sottoposti, l’inculturazione non avviene mai in una direzione ( gli adulti sui bambini) ma veniva progressivamente rinforzata anche in chi l’aveva già ottenuta, quindi c’era un rafforzamento culturale sia ai giovani che agli anziani -> l’inculturazione avveniva su tutto il gruppo.
Nel 900 c’erano i narratori di professione che si guadagnavano la vita di corte in corte che si fermavano in cambio di cibo ed alloggio raccontando delle fiabe, c’era uno scambio di comunicazione anche a livello immaginario.
Anche nelle feste popolari si trasmettevano dei valori inculturativi e non solo la fiaba.
La fiaba viene raccontata oggi nei momenti più felici, alla sera ai bambini che apprezzano molto questo aspetto. Più che leggere le fiabe ai bambini bisogna raccontarle perché nel racconto passa un emotività personale che percepisce il bambino.
Nella fiaba l’iniziazione vuol dire anche conoscere la morte. L’antico calendario agrario veniva seguito perché era in sintonia con il cosmo, quindi nel mondo contadino dipendente dalle stagioni le iniziazioni venivano fatte nel periodo più consono perché simbolicamente significava riinizio della vita -> le piante crescono, gli animali che partoriscono per cui a questa nuova vita si accompagnava la ritualità legata al passaggio di stato -> morte della vecchia vita infantile e inizio della nuova vita adulta.
I bambini erano considerati più vicini al mondo della natura e uscendo da questo mondo naturale per cui i bambini non possono capire le leggi culturali, hanno una maturità completa del corpo e della psiche per cui possono essere inculturati ai valori fondamentali che vengono imparati con l’esempio sulla propria pelle e attraverso i racconti.
Nei riti iniziatici c’è un rischio reale di morte che però non è una vera morte ma è teatralizzata, in ogni rito c’è un aspetto teatrale, è una rappresentazione collettiva dei peggiori problemi che nascono dall’esistenza.
Il racconto della fiaba e del mito sono una forma di teatro embrionale, quindi c’è una vera e propria rappresentazione.
Chi racconta la fiaba e chi la ascolta si identifica, anche la tragedia e la commedia hanno dei nocciolo psicologici.
Nella fiaba c’è anche l’elemento del sacrificio: Biancaneve, la bella addormentata nel bosco … in cui ci sono forme di morte e di sacrificio della ragazza, si ripetono le forme di morte apparente quasi sempre nei confronti delle donne. Nel mito e nella tragedia greca è sempre la donna ad essere sacrificata per il bene collettivo secondo ritualità pagane.
Nell’antichità questo tipo di sacrificio del giovane era praticato e nella fiaba è presente, non cruento e drammatizzato ma è ridotto e lo si camuffa.
La morte nella fiaba non è mai definitiva ma camuffata dall’imprigionamento come nella torre, o la ragazza coperta con la pelle di animale che nasconde la sua vera realtà. La vecchiaia e l’animalità sono collocati nel mondo dell’al di là che è sopranaturale , è un’ ipernatura ma è comunque natura.
Tratto da ANTROPOLOGIA CULTURALE di Selma Aslaoui
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