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Le fiabe: Propp

Le fiabe anche storicamente hanno un origine comune che è quella derivante dal mito in quanto secondo Propp le fiabe derivano tutte dal mito il quale deriva dal rito. Nelle fiabe si racconta ciò che si faceva nella ritualità , quindi il nocciolo comune a tutte le fiabe è il concetto di iniziazione.
Questa visione della fiaba è superata. Quando lui scrisse la “morfologia della fiaba” venne perseguitato, in quanto in Russia esisteva il dominio dell’ideologia marxista che è storicista. La definizione di un assoluto che è inconcepibile con la storia, in quanto l’assoluto perdura nel tempo invece la storia varia con un evoluzione costante. Gli assoluti e la storia non possono andare d’accordo. La morfologia della fiaba teorizzata un assoluto permanere di un modello fiaba al di là delle epoche e delle storie. Propp non poté più insegnare.
Dopo ciò scrisse “le radici storiche dei racconti di fate”per cui l’ideologia dominante vince e in cui descrive la fiaba come nata da qualcosa del passato remoto per cui la sua interpretazione venne accettata e ritorna ad essere noto. La sua prospettiva storica si inserisce nell’ambito rivoluzionistico che era quello dominante.
Il rito è primario e primitivo nella cultura antica e piano piano si trasforma da ritualità a qualcosa di selvaggio e violento  che poi si ammorbidisce e diventa solo parola e racconto , mito e poi si arriva alla fiaba = Discendenza storica nel senso del perfezionamento .
Le fiabe finiscono sempre bene per l’eroe positivo e male per l’eroe negativo quindi c’è una sorta di positività.
La formula fiaba è al di fuori del tempo e dello spazio come i modelli linguistici quindi la fiaba è una sorta di assoluto. Anche gli assoluti religiosi sono inaccettabili perché storicamente determinanti e la storia produce certi valori religiosi secondo la concezione marxista e quindi cambiando l’epoca storica anche il valore religioso deve mutare. Anche i valori etici e morali non possono essere sempre uguali a se stessi, non può esistere un substrato comune che passi  attraverso i tempi eticamente valida per l’uomo, non esiste la morale naturale perché dal punto di vista marxista è storicamente determinata.
Levi – Strauss è in disaccordo con alcuni aspetti del libro “racconti di fate” invece ammirava la “morfologia della fiaba” che era in sintonia con il metodo strutturalista di analisi e interpretazione dei fatti culturali.
Tratto da ANTROPOLOGIA CULTURALE di Selma Aslaoui
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