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Il lievito, il pane e i papaveri


Una leggenda mediterranea racconta che la Madonna quando era piccola andava a scuola dalla sibilla che le insegnava a leggere scrivere e fare le faccende di casa, la sibilla era l’unica ad avere il lievito e un giorno la Madonna ne trovò un pezzetto e lo nascose sotto l’ascella (perciò avremmo quella cavità). La Madonna diede il lievito alla mamma che lo usò per fare il pane. Il lievito nella tradizione mediterranea è considerato il dono della Madonna, di una santa, di una sibilla. Il lievito è un simbolo di coesione, era un bene che si passava per essere usato a turno. 
L’introduzione del lievito nelle tecniche di panificazione euro-mediterranee è un innovazione che partita dall’oriente giunge fino a roma non prima del 3 sec a.c. 
Tutto quello che riguarda il lievito ha carattere positivo, dell’alterazione prodotta dal contatto con ciò che è straniero. L’antica mitologia mediterranea incarna questa necessità nel nome e nella figura di Dioniso. Il Dio del vino e del fermento che era per i greci lo straniero per antonomasia. 
Lo straniero come il lievito introduce nel corpo sociale quelle trasformazioni che lo fanno crescere. La vita sociale assomiglia a una forma di lievitazione. La diffusione della metafora della lievitazione nel nostro immaginario spiega la centralità del pane come alimento umano per antonomasia.
Il fermento è quel processo di trasformazione della natura fondamento della civiltà, intesa anche come educazione e formazione. 
Il pane è il risultato di cooperazione, un prodotto sociale per eccellenza, dal pane derivano parole come compagno. Il pane è anche un simbolo religioso come mostra la pasqua centrata sul simbolismo del grano e delle divinità che incarnano lo spirito del ciclo vegetale.
La pasqua è la festa che introduce un passaggio stagionale, la primavera. Le antiche culture mediterranee festeggiavano ogni anno la morte e resurrezione di un dio della vegetazione nato da una vergine (come Gesù). Tali divinità simboleggiavano il ciclo stagionale delle piante.
I riti funebri fatti nell’antichità ad Adone, Attis e Tammuz erano dei rituali della mietitura eseguiti per ingraziarsi gli spiriti della vegetazione; Secondo Frazer la celebrazione pasquale del Cristo morto e risorto sarebbe solo una variante di questi riti mediterranei in cui alla linearità del tempo cristiano si intreccia il ritmo della natura divinizzate, all’immagine del tempo si sovrappone quella del tempo che scorre.
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