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I primi portolani

In questo periodo aumentano i traffici commerciali e nacquero numerose flotte di tipo mercantile, che rispondeva all‘esigenze di poter trasportare più materie (i mezzi viaggiavano sempre carichi e avevano lo scafo tondeggiante) e di essere veloci e regolari: qui si ebbero più difficoltà, perché i mezzi erano costretti a interrompere ogni attività nel corso della stagione invernale. A risolvere questo inconveniente arrivò la bussola, strumento inventato dai cinesi che fece la sua comparsa nel tra il XII e il XIII. Si tratta di uno strumento che, utilizzando l‘attrazione naturalmente esercitata dal polo magnetico su un qualsiasi corpo magnetizzato consentiva, in gran parte dell‘emisfero settentrionale e nella sua zona temperata, l‘individuazione immediata del nord, seppure del nord magnetico il cui angolo di declinazione non raggiunge nel Mediterraneo un‘ampiezza tale da arrecare eccessivi disturbi alla realizzazione dei portolani. Era chiamato così perché era contenuto in una piccola scatola chiamata appunto bussola. La prima marineria occidentale che accolse l‘uso della bussola sarebbe stata quella amalfitana, la quale avrebbe iniziato a servirsene, per imitazione di quanto già facevano gli Arabi, in occasione di viaggi nei mari dell‘estremo Mediterraneo orientale. Allora lo strumento constava solamente di una sbarretta metallica magnetizzata che veniva fissata sopra un pezzetto di legno o di canna fatto galleggiare in un recipiente contenente acqua; successivamente gli fu messo un coperchio trasparente per evitare che la sbarretta fosse spostata da una folata di vento. Sarebbero stati i piloti che provvidero ad inserire al di sotto della sbarretta magnetizzata e con centro nel suo punto di fulcro il disegno di un angolo giro con la suddivisione sia in gradi che in venti: da quel momento, nel XIV secolo, si ebbe l‘unione tra compasso e bussola. L‘opera di riunione in un solo strumento dei due più importanti sussidi ai fini dell‘orientamento ha aperto la possibilità di movimento anche in assenza di cielo sereno: le soste notturne si sono fatte più rade, l‘inattività ionvernale è praticamente scomparsa e la navigazione di altura ha assunto dimensioni maggiori e agli effetti della lunghezza dei percorsi e per quanto riguarda la dipendenza dalla terra ferma.

Un altro notevole contributo è quello dei portolani, le guide con allegate carte nautiche. Il più antico relativo alla totalità del Mediterraneo porta la data del 1296, scritto in lingua volgare, il cosiddetto sabir, la lingua franca derivata dalla fusione di più idiomi che veniva parlata fra i marinai e consentiva loro di intendersi anche se di estrazione geografica diversa. Questo portolano non firmato e chiamato Compasso da navegare, comprende la descrizione, condotta prevalentemente in senso orario, di tutte le coste del Mediterraneo dalla penisola iberica a quella balcanica e dall‘Asia minore alla Palestina e dall‘Egitto al Marocco atlantico. Contiene inoltre la descrizione delle coste del Mar Nero e la segnalazione di numerosi plegei o pileggi, ossia di percorsi da effettuarsi nel mare aperto fra punti di costa lontani fra loro, e termina con la descrizione dei litorali appartenenti alle isole maggiori e agli arcipelaghi. Da tutta l‘opera traspare una notevole sensibilità ambientale i cui livelli massimi vengono raggiunti nei tragitti studiati per i pileggi: le loro rotte sono studiate in modo da poter usare le agevolazioni fornite dalle correnti e dai venti predominanti. 
Questo portolano non è sicuramente il primo costruito, perché appare improbabile che si sia giunti immediatamente alla stesura di un‘opera riguardante un‘area così vasta, e inoltre utilizza un frasario che tradisce un‘elaborazione avvenuta mediante il riutilizzo di scritti precedentemente approntati. Per questo la tendenza è quella di anticipare di almeno un cinquantennio, con i portolani parziali, tra il XII e il XIII secolo, in coincidenza con l‘introduzione nel Mediterraneo della bussola. I portolani quindi erano libri contenenti istruzioni per la navigazione che in un primo tempo riguardarono solo il Mediterraneo, poi l‘Oceano Atlantico e poi tutti i mari del Mondo. In essi erano segnalate le direzioni che i piloti dovevano dare al naviglio per raggiungere le diverse località costiere utilizzando la navigazione per starea oppure procedendo per pileggio. Venivano inoltre precisate le lunghezze dei diversi percorsi, ottenute attraverso la traduzione in miglia delle unità orarie ogni singola volta impiegate. 
I sussidi strumentali usati per la compilazione dei portolani erano essenzialmente due: la bussola (per l‘orientamento) e la clessidra, la candela o la miccia graduata (per la misurazione del tempo). Il Compasso da navegare sicuramente non fu l‘ultimo, dal momento che c‘era un costante bisogno di aggiornamenti, che venivano effettuati nelle botteghe dei copisti. In queste botteghe, un numero abbastanza elevato di scribi procedeva sotto dettatura al lavoro di ripulimento e di scrittura calligrafica dei rozzi manoscritti approntati dai marittimi. I portolani possono essere divisi in:
1. portolani dedicati al Mediterraneo orientale:
a) Portolano Marcianiano: non è né firmato né datato, ma sulla base del suo contenuto e del frasario si reputa sia del XII secolo;
b) Portolano di Marin Sanudo il Vecchio: ne esistono più esemplari ed era contenuto nel Liber secretorum fidelium crucis che fu curato dal Sanudo tra il 1318 e il 1320, il quale si valse dell‘opera di Pietro Vesconte (pilota e cartografo genovese).
2. portolani dedicati alla navigazione in tutto il Mediterraneo:
a) Compasso da navegare: anonimo, conservato a Berlino risalente al 1296.
b) Portolano di Grazia Pauli: firmato dallo scrivano che ha provveduto alla trascrizione di un‘opera tardiva e scorretta del Compasso. L‘opera non contiene la data , ma dovrebbe essere della prima metà del XV secolo. 
c) Portolano di Carlo di Primerano: firmato dallo scrivano che, utilizzando una scrittura pressochè priva di maiuscole e di punteggiatura, con fusioni di parole e abbreviazioni inconsuete, ha trascritto un‘opera quattrocentesca che parafrasa il Compasso. Non è datato, ma dovrebbe essere della prima metà del XV secolo.
d) Portolano di Giovanni da Uzzano: si tratta di più portolani molto simili tra di loro che prendono la denominazione dal membro del ‘400 di una società commerciale che ne comprese una copia nelle raccolte di scritti utili all‘esercizio del commercio marittimo. Uno dei due esemplari si trova a Firenze, l‘altro a Cagliari. Non si conosce né il nome dell‘autore né quello del copista, ma lo si fa risalire al 1440. 

Ancora oggi numerosi Paesi hanno ancora dei portolani, come la Gran Bretagna, per quasi tutti i mari del mondo, la Francia, per spazi più limitati, e l‘Italia, per il bacino del Mediterraneo. Il Portolano è un libro scritto da marittimi particolarmente esperti, allo scopo di rendere più agevole e sicuro l‘andare per mare. Centra tutta la sua attenzione sulle linee di costa per le quali si premura di segnalare sia i punti più caratteristici disposti lungo i loro percorsi, sia quanto può costituire un impedimento più o meno pericoloso per la navigazione.

Tratto da CARTOGRAFIA E TERRITORIO NEI SECOLI di Elisabetta Pintus
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