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L'immagine dello spettatore costruito dal film

L'immagine dello spettatore costruito dal film



La frequentazione sistematica di alcuni luoghi “forti” del cinema ci ha consentito nelle pagine precedenti di mettere progressivamente a nudo i modi in cui si struttura lo spettatore voluto e costruito dal film. Ora, è possibile tracciare un rapido quadro d’insieme che evidenzi le linee seguite e i loro punti d’incastro. Le analisi si sono raccolte attorno a tre immagini:
- l’idea che il film segnali in qualche modo la presenza del suo spettatore;
- l’idea che esso gli assegni un posto preciso;
- l’idea che gli faccia compiere un vero e proprio percorso
Immagini che, usate spesso come metafore, in realtà sintetizzano assai bene il fatto che il testo non è solo una posta in gioco, ma anche un autentico terreno di manovra.
Ciò vale tanto per il destinatore del testo, quanto per il suo destinatario: sia il luogo in cui tale insieme di segni si forma, sia quello verso cui corre, vengono messi in vista sullo schermo, così come sulla pagina o sulla tela.
Di qui il nostro interesse per
- l’emergere all’interno del film di un punto di vista che ne sottolinea, oltre al farsi, anche il darsi;
- le diverse forme che un simile punto di vista assume;
- le manovre grazie a cui un tale punto di vista si afferma.
Attorno a ciascun snodo, ruotano delle procedure cruciali:
- affrontando delle emergenze, infatti, il primo giro di analisi ci ha consentito di mettere a fuoco i processi di figurativizzazione grazie a cui un’istanza astratta - il tu implicito in ogni film – esce allo scoperto e si manifesta in campo;
- affrontando delle forme, il secondo giro d’analisi ci ha permesso di evidenziare i processi di aspettualizzazione grazie a cui lo spazio e il tempo rappresentati si modellano sul modellarsi della loro destinazione ideale;
- affrontando delle manovre, il terzo giro d’analisi ci ha consentito di mettere in vista i processi di moralizzazione grazie a cui il fare ricettivo proposto dal testo si ispessisce collegandosi a un dovere e a un volere, a un potere e a un sapere, a un far fare e a un far essere, ecc.

Del resto è stata proprio l’esistenza di tali procedure che ci ha portato ad articolare meglio i diversi dati:
- la figuratizzazione, mentre dava ragione al prender consistenza di un momento spettatoriale, ci ha fatto anche distinguere tra
- elementi puramente impliciti – enunciatari – e loro eventuali incarnazioni in un personaggio in campo – narratari;
- personaggi che assumono fino in fondo la funzione di osservatore tipica di chi dispone a raccogliere le immagini e i suoni – narratari osservatori – e personaggi che pur immersi nella visione e nell’ascolto non rappresentano realmente il punto verso cui il film si muove – narratari diegetizzati –
- l’aspettualizzazione, mentre spiegava il modellarsi dello spazio-tempo, ci ha portato a giustapporre dei profili diversi, quali
- lo spettatore nascosto dell’oggettiva, puro testimone degli accadimenti;
- lo spettatore mobile dell’oggettiva irreale, perfettamente allineato con la cinepresa;
- lo spettatore ai margini dell’interpellazione, costretto ad una sorta di “a parte”;
- lo spettatore in campo della soggettiva, calato nei panni di un protagonista della diegesi.
- la modalizzazione, mentre dava ragione dei percorsi compiuti da ogni fruizione, ci ha consentito di isolare delle fasi distinte:
- quella dell’assegnazione di un compito spettatoriale – mandato –
- quella della predisposizione a svolgerlo – competenza –
- quella della sua concreta esecuzione – performanza –
- quella della valutazione dei risultati – sanzione –

Tratto da CINEMA di Nicola Giuseppe Scelsi
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