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Modelli psicologici dell’insonnia primaria


Il modello dell’insonnia di Morin sostiene che le caratteristiche comportamentali e cognitive individuali esercitano i loro effetti negativi aumentando l’arousal (fisiologico, cognitivo ed emotivo) e l’ansia anticipatoria per il sonno. Dopo alcune notti insonni, una persona potrebbe associare alcuni stimoli temporali (le routine di disposizione a letto) e contestuali (la stanza da letto) con apprensioni, preoccupazioni e paura di non riuscire a dormire. Si instaurerebbe un processo di condizionamento negativo per il sonno.
Le tipiche reazioni all’insonnia includono preoccupazioni per le conseguenze diurne della perdita di sonno e uno stato generale di tensione a livello fisico. Sforzarsi di andare a dormire aumenta l’ansia da prestazione per il sonno.
Lundh afferma che alla base dell’insonnia primaria vi sia un fattore detto “arousability” che consiste nella tendenza a rispondere con elevati livelli di arousal a stimoli emozionali o nuovi, e nella difficoltà di ritornare a livelli precedenti di arousal.
Il Modello psicobiologico dell’inibizione di Espie sostiene che l’arousal alla base della IP sia dovuto ad un’inibizione della de-attivazione (de-arousal) e non a un eccesso di attivazione (iperarousal).
Nel sonno normale, l’addormentamento è un processo automatico, sul quale eccessiva attenzione, intenzione e sforzo sono gli elementi cognitivi del processo inibitorio che porta alla IP cronica.
Il Modello cognitivo dell’insonnia di Harvey sostiene che l’insonnia primaria sia sorretta da una cascata di processi cognitivi attivi sia di notte che di giorno:
gli individui con insonnia soffrono di pensieri intrusivi spiacevoli ed eccessive preoccupazioni nella fase di pre-addormentamento;
le ruminazioni aumentano lo stato di arousal fisiologico emotivo e stress (stato ansioso);
lo stato ansioso focalizza l’attenzione sugli stimoli interni ed esterni che minacciano il sonno e fanno aumentare le possibilità di percepire stimoli che minacciano il sonno;
gli individui sovrastimano l’entità del disturbo di sonno (di notte) e i deficit di performance cognitive e fisiche (di giorno) incrementando così l’ansia iniziale;
le credenze erronee sul sonno e i comportamenti di compenso contribuiscono ai processi di mantenimento del disturbo.
Secondo questo modello, l’IP viene considerata, alla stregua di altri disturbi psicologici, come caratterizzata da un forte elemento di “distorsione della realtà”.

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