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La lingua dei libretti dell'Ottocento


A questa novità di forme musicali corrisponde una novità anche del linguaggio verbale, ora piegato decisamente verso lo scarto da ogni medietà, pronto a esibire lessico e costrutti arcaici o rari o difficili, teso più alla pregnanza del gesto (musicale, linguistico, corporeo) dell’attore che alla perspicuità del discorso: un discorso fatto di parole più che di frasi, di segnali vistosi.
Più in generale la lingua dei libretti dell’Ottocento si segnala per un tasso di devianza verso l’antico e il raro superiore a quello, già pur alto, della poesia coeva e senza (o quasi) quei riequilibri sul versante realistico e concreto che sono propri della grande lirica romantica. Lo stile dei recitativi ne risente non meno e forse più di quello delle arie.
In età romantica, quello che in precedenza avveniva soprattutto a livello del soggetto o nelle sezioni chiuse del testo (arie) o nelle zone orchestrali, sembra avvenire più in profondità e diffusamente, a livello della stessa materia linguistica dei libretti.

Tratto da DA MONTEVERDI A PUCCINI di Anna Bosetti
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