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Morte e testamento di Epicuro



Da quel che dice in punto di morte si capisce che le sue azioni furono discordanti dalle sue parole. Epicuro racconta dei suoi intensi mali. Ma è grande il suo modo di morire. Si crede felice, in punto di morte. Dice che la letizia compensa i grandi dolori.  Contraddizione: se son veri i suoi scritti, non può provar gioia, perché ormai tutto nel suo corpo è dolore, se associa il piacere al solo corpo. A volte Epicuro dice che si può aver gioia dal passato. Ma come?? Anche qui puoi riferirti solo al corpo e non all’anima.  E nel raccomandare i figli di metrodoro non c’è alcun  riferimento al corpo.. quindi qui Epicuro sorprende Cicerone. Negli ultimi momenti Epicuro rivelerebbe la sua incoerenza. Infatti la sua condotta rivela che in lui era connaturata una probità disinteressata, non allettata da piaceri o premi.  E questa è una gran prova al fatto che rettitudine e onestà sono di per sé stesse desiderabili.
IL TESTAMENTO DI EPICURO
Anch’esso contrasta con la sua opinione. Egli scrisse spesso che la morte non ci riguarda perchè ciò che è dissolto è privo di sensibilità. Ma che significa? Estinguendosi con la morte ogni sensibilità, che importa di prendere provvedimenti e disposizioni così scrupolose per il suo post-mortem? Poi c’è un’idea poco consona a un filosofo: quella di far festeggiare il suo natalizio!!
Conclusione: chi prova il supremo male quando lo prova non è felice.  Ma il sapiente è sempre felice anche se talvolta prova dolore. Dunque il dolore non è il supremo male. Allora che senso ha dire che per il sapiente i beni passati non svaniscono e i mali non si devono ricordare?  Anzitutto abbiamo potere di scegliere i ricordi? Per gli epicurei la felicità nella vita è alimentata dal ricordo dei passati piaceri del corpo. Cicerone dice che sarebbe d’accordo se gli epicurei sostenessero che alla completezza della vita del sapiente partecipa anche il ricordo delle sue buonen azioni.  Ma loro parlano del ricordo di piaceri del corpo. Giacchè se ci si riferisce anche ad altri piaceri, è falsa l’asserzione che tutti i piaceri dell’anima derivano dall’unione con il corpo. In verità quando svanisce un piacere del corpo lascia più spesso motivo di pentimento. Ma nulla diletta un epicureo per se stesso?  Come la lettura di poesia, un discorso, un quadro, la caccia… tutte queste cose gli epicurei le riferiscono al corpo?? o qualcuna diletta per la sua natura?
Tratto da "DE FINIBUS" DI CICERONE di Dario Gemini
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