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La teoria dell'equivalenza e i limiti del reato di condotta


La teoria della equivalenza è un metodo per ricavare la causalità di un evento di stampo naturalistico estremo.
Secondo questa teoria si dovrebbe risalire all’indietro ritenendo necessari tutti i fatti che hanno contribuito al prodursi dell’evento.
Ovvio che si deve dare una delimitazione a questa teoria per non avere una serie infinita di fatti imputabili.
Questo limite è dato dalle leggi scientifiche e, qualora con esse non si esaurisca l’ambito delle responsabilità, da tutta la catena causale antecedente sufficiente a rendere esauriente la spiegazione dell’evento alle esigenza del diritto penale.
Alcuni limiti non scientifici ma normativi alla ricollegabilità di una condotta ad un evento sono:
- teoria della causalità adeguata, per essere imputabile, la condotta deve essere adeguata a produrre l’evento;
- teoria della causalità umana, per essere imputabile, la condotta deve essere stata dominabile dal soggetto attivo, cioè da lui voluta o dipesa.
Nel primo caso si vede come il soggetto attivo dovesse essere consapevole delle conseguenza delle sue azioni e nel secondo di come il soggetto attivo debba essere diretto responsabile dell’evento.
Si nota come, in questa dimensione, ci si stacchi dallo scientismo per entrare in un campo psicologico maggiormente adeguato al tema della colpevolezza più che al nesso causale.

Tratto da DIRITTO PENALE: PRINCIPI E DISCIPLINA di Stefano Civitelli
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