Skip to content

Lista delle società da consolidare con metodo integrale


Consolidamento vero e proprio. Dobbiamo verificare se i bilanci siano omogenei, perché solo così posso sommarli. Se non sono già omogenie, ottengo l’ omogeneità tramite rettifiche sui bilanci delle società da consolidare. Queste rettifiche non si effettuano alla fine dell’esercizio, la capogruppo manda per tempo un bilancio pro forma a parte da redigere per poter fare il consolidamento.

Aspetti che occorre procedere per l’omogeneizzazione:
1. Data dell’esercizio
2. Schemi e criteri di valutazione
3. Moneta di conto


1) Il consolidato è il bilancio del gruppo e quindi avrà una durata e una data di chiusura. Anche i singoli bilanci avranno queste caratteristiche.
Se queste società hanno chiusure differenti come faccio a scegliere la data di chiusura?
Generalmente si chiude quando ho bassi livelli di operazioni → criterio della stagionalità.
Ciò lo applica al gruppo. La data di chiusura del gruppo è uguale a quella del bilancio d’esercizio della capogruppo ( teoria casa madre). La data può essere anche una data propria del gruppo.
Inoltre l’Italia stabilisce che è possibile che la data di chiusura del consolidato coincida con una delle controllate (generalmente la più importante) e bisogna dare una motivazione nella nota integrativa (teoria dell’entità).
Tutti gli esercizi durano 12 mesi.

2) La seconda condizione di omogeneità riguarda schemi di bilancio e criteri di valutazione.
Gli schemi di classificazione: il bilancio ha schemi obbligatori. Se tutte le società sono italiane gli schemi sono già uniformi; se esistono società multinazionali gli schemi non sono uguali.
Lo IAS prevede criteri di classificazione, ma le singole voci che compongono gli schemi non sono previste dagli IAS.

Come ottenere omogeneità?
Si può ottenere già nel bilancio d’esercizio, predisponendolo con gli stessi schemi della capogruppo.

Limiti:
• Vincoli normativi (la controllata può avere sede in un Paese le cui norme prevedono uno schema diverso)
• Autonomia degli amministratori delle controllate (anche se il bilancio viene approvato dall’assemblea (e quindi dalla capogruppo), il bilancio è un atto degli amministratori che ne sono gli unici responsabili: sono liberi di redigere il bilancio come meglio credono. La capogruppo può non approvarlo ma non può imporre gli amministratori la metodologia della redazione del bilancio. Giuridicamente nessuno può costringere gli amministratori a redigere il bilancio in maniera diversa).

Se per questi motivi non si riesce ad ottenere l’omogeneità dei bilanci del gruppo:
DECRETO LEGISLATIVO 127/1991 art 43
Le imprese controllate sono obbligate a  trasmettere tempestivamente all'impresa controllante le informazioni da questa richieste ai fini della redazione del bilancio consolidato.

I criteri di valutazione devono essere omogenei: valgono le regole del singolo bilancio d’esercizio → deve essere scelto un criterio (ad esempio, per la valutazione delle rimanenze).
È possibile mantenere criteri diversi, quando la valutazione dipende dalla specificità della posta di valutare (ad esempio la capitalizzazione delle spese di sviluppo: una società decide di capitalizzare, l’altra no.
Altro esempio è la valutazione commesse pluriennali) l’omogeneità vale se deriva da una scelta convenzionale.
In presenza di criteri diversi (LIFO usato dalla capogruppo, FIFO usato dalla controllata), per omogeneizzare quale criterio uso?
• Teoria della casa madre: utilizzo il criterio della capogruppo
• Teoria dell’entità: utilizzo il criterio migliore a livello di gruppo. La nostra legge consente di utilizzare criteri delle controllate se queste sono migliori per l’attività del gruppo.

Nel consolidato ci sono criteri diversi rispetto a quelli che valgono nel bilancio d’esercizio?
Non esistono criteri appositi per il consolidato. In realtà ci sono due casi dove si applica un criterio diverso nel consolidato:
1. Partecipazioni in controllate e collegate che non vengono consolidate con il metodo integrale. Le collegate rimangono iscritte alla voce partecipazioni, e sono valutate con il metodo del patrimonio netto. Nel bilancio d’esercizio italiano si può usare anche il metodo del costo.
Negli IAS le partecipazioni di società collegate come sono valutate?
Nel bilancio separato, secondo gli IAS, si applica il metodo del costo o il metodo del FV (nel bilancio individuale si può applicare il metodo del patrimonio netto).
Il consolidamento avviene anche nei confronti delle collegate, con il metodo sintetico proporzionale (le collegate si valutano con il metodo del patrimonio netto).  
2. Il leasing finanziario può essere rappresentato in bilancio attraverso due metodi:
• IAS 17: metodo finanziario
• ITALIA: metodo patrimoniale
Guardando i bilanci consolidati fatti in Italia (con bilanci nazionali no IAS) scopriamo che viene utilizzato il metodo finanziario.
Per quale motivo il leasing viene valutato con due metodi diversi (metodo finanziario → consolidato; metodo patrimoniali → bilancio d’esercizio)?

Spiegazioni non corrette: nel bilancio d’esercizio è corretto utilizzare il metodo patrimoniale, perché deve essere redatto sulla base della forma giuridica (l’utilizzatore non è proprietario), mentre negli IAS prevale la sostanza. Questo ragionamento non regge.

Il vero motivo per cui nel bilancio d’esercizio si usa il metodo patrimoniale è legato all’applicazione della normativa fiscale: il bilancio consolidato non ha rilevanza fiscale.

Normativa fiscale in materia di leasing: il fisco tradizionalmente ammetteva la deducibilità dei canoni di leasing, preoccupandosi però che il leasing non sia troppo corto: i canoni sono deducibili se il leasing non è minore della metà del periodo di ammortamento dei beni (per gli immobili è pari a 18 anni). Per il fisco sono deducibili i canoni, che sono dei costi.
Il fisco adotta il metodo patrimoniale. Esiste nel T.U. il principio di imputazione: non sono deducili quei costi che non siano imputato nel C/E civilistico. Se non adotto il metodo patrimoniale perdo la deducibilità del canone.
Il consolidato non serve per fare la dichiarazione dei redditi, quindi si è liberi di adottare il metodo finanziario, perché è quello corretto. Nel bilancio d’esercizio bisognerebbe fare la stessa cosa, ma così facendo si avrebbe un maleficio fiscale → allora si applica un criterio scorretto, perché è l’unica condizione che consente di ottenere la deducibilità fiscale.
È lecito violare le regole del bilancio in nome del fatto che il fisco impone questo obbligo per non rinunciare al beneficio fiscale?
4 direttiva CEE del 1978: se il fisco impone dei metodi contabili in contrasto con le regole civilistiche, quei metodi sono ammissibili se sono l’unico modo per ottenere un beneficio fiscale; nella nota integrativa deve essere spiegata la motivazione per cui si è applicato il metodo sbagliato. Quindi il bilancio d’esercizio viene redatto utilizzando il metodo patrimoniale per la contabilizzazione del bene, nella nota integrativa si redige un prospetto in cui si spiega come sarebbe stato il bilancio se si fosse adottato il metodo finanziario. Nel consolidato risorge il metodo finanziario come unico metodo corretto. Il motivo è il diverso impatto del criterio fiscale.
 
Quando si redigono i consolidati bisogna prendere i bilanci d’esercizio e rettificare il metodo patrimoniale, trasformandolo in quello finanziario.

ESERCIZIO:
Costo leasing = 10000
Data Inizio: 1/1/2000
Data Scadenza: 31/12/2007  
Durata: 8 anni
Pagamento rata costante annua = 2000
Prezzo di riscatto trascurabile = 0.1.
2000x 8= 16000
16000 – 10000 = 6000 interessi

Piano finanziario del leasing:

• Calcolo il tasso implicito dei flussi (tasso interno di rendimento, costi implicito di finanziamento): attualizzo i flussi, mettendo il tasso come incognita. Il V.A. dei flussi deve eguagliare i 1000. Tasso interno di rendimento = 11.81%
• Scompongo i flussi in quota capitale e quota interessi, come se fosse un mutuo alla francese.  
→ Interessi: applico il tasso interno al capitale iniziale.
→ Quota Capitale: si ottiene per differenza.
Il capitale residuo deve essere uguale a 0 alla fine.  

Responsive image
Ipotizziamo di essere nell’anno 2005 e di dover redigere il consolidato.

In S.P. non abbiano nulla.
Responsive image
Rettifiche del metodo finanziario:
• Iscrivo il bene nell’attivo dello S.P.
Scritture di inizio esercizio
Responsive image
Il fondo ammortamento sarebbe stato iscritto per = 1500 (aliquota 3% → 5 anni x 3 % x 10000)
La differenza di 3681 è data da imposte differite per 1252 e da riserve per 2429.
Il maggior utile lordo è dato da canone leasing + ammortamento + oneri finanziari.
Inizialmente ho un maggior utile, successivamente il metodo finanziario causa una perdita. È necessario calcolare le imposte differite sugli utili (calcolate sulla differenza tra imponibile civile e imponibile fiscale); si generano nei primi anni e si utilizzano successivamente.
Responsive image
Ora procediamo con le r ettifiche di esercizio:
• Eliminazione del canone di leasing, iscrivendo la quota capitale e la quota interessi
Responsive image
• Ammortamento annuale di 300, scritto in C/E come costo. Il fondo ammortamento aumenta di 300
Responsive image
• Il maggior utile lordo di 1131 deve essere scorporato dalle imposte al 34% (imposte differite, inserite in C/E come costo, e aggiungo al fondo)
Responsive image
Il bilancio ora evidenzia una differenza di utile netto pari a 746. (1131 – 384)
L’utile viene rilevato alla fine.

Arrivati al 31/12/2015, cosa succede? In un leasing di durata 8 anni, devo fare la rettifica ai bilanci per 33 anni (per il periodo di ammortamento). La durata degli anni in cui si fa la rettifica è data dal coefficiente di ammortamento. Il problema del bene in leasing finisce quando sarebbe finito l’ammortamento del bene.           
Immaginiamoci di essere nel bilancio del 2015, quando il bene è stato riscattato e iscritto in bilancio per un valore irrisorio.

Rettifica del bilancio del 31/12/2015 passando dal metodo patrimoniale al metodo finanziario:


Differenza di utile in S.P. di -198 (perdita). Nei primi anni la rettifica generava un maggior utile, dopo il nono anno genera un minor utile.

Nel 2016 è stata adottata la direttiva 34, che non contiene più la norma che fa salvi gli inquinamenti fiscali.
Cambiamento radicale: la direttiva non fa più salvi i bilanci inquinati.
Non viene più giustificato il metodo patrimoniale: gli IAS non hanno detto nulla, ma se si facesse così le imprese pagherebbero più tasse. Dovrebbe essere introdotta una modifica che consenta il doppio binario alle imprese.
In questo momento siamo in una situazione di conflitto. Con i bilanci 2016 non si giustificherebbe più il diverso metodo di valutazione del leasing nel bilancio d’esercizio e in quello consolidato.
In Italia, dal 2005 al 2008 esisteva il doppio binario, che venne tolto. Nel 2008 venne introdotto il binario unico. Le società di leasing sono preoccupate. Se la normativa decade, il leasing perderà la sua attrattività.

3) La terza condizione di omogeneità riguarda la moneta in cui viene redatto il bilancio
I bilanci per essere consolidati devono essere redatti nella stessa moneta di conto. I bilanci di un gruppo multinazionale sono redatti in monete diverse.

Due problemi:
• In che moneta deve essere redatto il bilancio consolidato?
La moneta del consolidato deve essere scelta nel seguente modo:
‣ Teoria della proprietà: deve essere utilizzata la moneta della capogruppo
‣ Teoria dell’entità: deve essere utilizzata la moneta funzionale (utilizzata per la maggior parte delle operazioni) → stabilito dallo IAS 21; potrebbe essere utilizzata la moneta di pubblicazione (caso in cui la capo gruppo abbia sede in un Paese che obbliga la pubblicazione del bilancio nella moneta nazionale). La conversione in moneta di pubblicazione è semplice, quella in moneta di traduzione è più complessa.
In Italia è possibile tenere la “contabilità plurimonetaria”: una società con sede secondaria all’estero può tenere due contabilità in monete differenti; alla data di chiusura i saldi in moneta estera dovranno essere tradotti.

• Come converto i bilanci con moneta diversa dal consolidato?
‣ Metodologia a tasso unico/ dei cambi di chiusura / dei cambi correnti: si utilizzano i cambi di chiusura (quelli al 31/12) per attività e passività dello S.P., i cambi storici sono utilizzati per convertire il P.N. (cambio vigente nell’anno in cui si è formato il patrimonio), si utilizza il cambio medio per il conto economico (cambio della media semplice o ponderata dell’anno). [In qualche versione si utilizza il cambio di esercizio per il C/E, ma è raro]. Questa metodologia ha il pregio di essere facilmente impiegabile, inoltre l’investimento dei beni è apprezzabile; presenta dei problemi tecnologici: non si ottiene dalla conversione lo stesso risultato che avrei ottenuto se avessi redatto il bilancio nella valuta esatta. Questo metodo è molto utilizzato per la facilità d’impiego in Italia e in Europa
‣ Metodologia a tassi multipli:
▪︎ Metodo corrente / non corrente → il passivo e l’attivo vengono divisi in corrente e non corrente. I valori non correnti vengono convertito al cambio storico, i valori correnti vengono convertiti al cambio di realizzo. È un metodo complesso. I problemi concettuali sono legati ai mutui e alle passività monetarie a medio – lungo termini: i mutui non vengono convertiti fino a quando la rata non raggiunge la scadenza. Il C/E viene convertito utilizzando il cambio medio.
▪︎ Metodo monetario / non monetario → le poste vengono distinte tra monetarie (che generano una variazione di moneta: banca, cassa, debiti e crediti) e non monetarie. Le poste monetarie vengono convertite al cambio di chiusura, quelle non monetarie al cambio storico. Il C/E viene convertito utilizzando il cambio medio. Non è detto che le poste non monetarie non generino flussi di cassa al loro realizzo (il magazzino è una posta non monetaria, ma genera dei flussi di cassa al suo realizzo; convertito al cambio storico).
▪︎ Metodo temporale → le poste sono divise tra poste valutate al costo e poste valutate al valore corrente. Il criterio di valutazione utilizzato assume forte rilevanza. Se la posta è valutata al costo si utilizza il cambio storico, se la posta è valutata al valore di realizzo (corrente) si utilizza il cambio di chiusura. Il C/E è convertito al cambio medio, ma i valori derivanti da valori patrimoniali (es: ammortamenti) sono valutati con lo stesso cambio utilizzato in S.P. Questo metodo è complicato, ma garantisce l’indifferenza del processo di traduzione: la conversione dà origine allo stesso risultato che avrei se convertissi ogni posta con la moneta funzionale.

Dalla conversione nascono delle differenze: il bilancio è un insieme di valori a somma 0 nella valuta in cui sono stati registrati. Convertendoli con cambi diversi si perde la quadratura. Tutti i metodi di conversione visti non sono a cambio unico. Deve essere introdotta la DIFFERENZA DI CONVERSIONE, per far quadrare il bilancio. [Le differenze nascono quando vengono utilizzati il cambio di chiusura e il cambio medio; le differenze di conversione che nascono dal cambio medio attengono al C/E, quelle che nascono dal cambio di chiusura attengono allo S.P.]

Tratto da ECONOMIA DEI GRUPPI di Mattia Fontana
Valuta questi appunti:

Continua a leggere:

Dettagli appunto:

Altri appunti correlati:

Per approfondire questo argomento, consulta le Tesi:

Puoi scaricare gratuitamente questo appunto in versione integrale.

Forse potrebbe interessarti:

International Accounting -corso progredito

Appunti di International Accounting che approfondiscono quelli relativi al corso base. Più nel dettaglio viene presa in considerazione la descrizione puntuale con numerosi esempi dei capisaldi della materia, in particolare IAS e IFSR.