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Innovazione, progresso tecnologico e teoria economica


Joseph A. Schumpeter (1883-1950), nato nell'impero Austro-Ungarico, si laurea con uno dei maggiori esponenti che gli consentirà di avere la cattedra, fu ministro delle finanze e banchiere, docente ad Harvard.

Formulò modelli aderenti alla realtà del funzionamento dell'economia capitalistica e per capire il suo meccanismo fu studioso di storia.

• Considera l 'innovazione come motore della crescita economica e questo lo distingue dagli economisti neoclassici suoi contemporanei
- equilibrio generale
- Ipotesi stringenti circa economia e attori economici

• L'approccio di Joseph A. Schumpeter trae alimento dall'osservazione del funzionamento del sistema economico capitalista nel presente e nel passato, ambisce a rappresentazione aderente alla realtà storica → individualismo metodologico (Malerba).

• Il suo lavoro è condannato a un lungo periodo di “sonno”

L'approccio metodologico di Joseph A. Schumpeter trova puntuale riscontro nel percorso intellettuale. Il suo approccio è legato allo studio delle condizioni presenti, storia caratterizzata da una visione temporale e dimensione geografica. Si basa sull'esperienza americana, in quanto il capitalismo nasce lì.
Si possono identificare due Mark: nel primo si ravvisa una realtà europea e nel secondo realtà americana.

Schumpeter Mark 1 → teoria dello sviluppo economico (1912)
→ Business cycles (1939)
→ riflette la realtà europea

Schumpeter Mark 2 → capitalismo, socialismo, democrazia (1942)
→ riflette la realtà americana

• Nella teoria dello sviluppo economico Joseph A. Schumpeter descrive il “Flusso circolare” dell'economia
produzione → occupazione → salari → consumo
• Flusso circolare: modello economico di stampo walrasiano
circolarità, ripetitività, assenza di cambiamento quali e quantitativo: tutto il prodotto generato è distribuito e consumato
• Ma lo liquida come
La condizione di equilibrio ideale del sistema economico, mai raggiunta e sempre perseguita.

Schumpeter Mark 1: Caso Europeo

Modello di innovazione “widening”.
La sua prima opera è “La teoria dello sviluppo economico”.
Primo capitolo: flusso circolare dell'economia → modo in cui questa viene vista da economisti neoclassici dell'epoca.
Secondo il flusso circolare, tutto ciò che viene generato viene consumato, pieno impiego, tutto il reddito prodotto viene consumato con acquisto ed investimenti, tutto il capitale investito è utilizzato al 100%. Sistema che non conosce né variazioni né cambiamento, caratterizzato da ripetitività, non c'è risparmio.
L'imprenditore non ha profitto ma viene remunerato come un lavoratore e con ciò che guadagna copre il deprezzamento degli impianti.
Questa condizione di stabilità ed equilibrio secondo Schumpeter però non possono essere raggiunte in questo modello. Infatti nella realtà il sistema capitalistico è caratterizzato dal cambiamento, c'è innovazione che altera i rapporti all'interno del sistema economico e questo ha un forte riflesso sui rapporti sociali come la composizione delle classi (lui immagina una realtà in cui le classi basse hanno una possibilità di modificare la propria condizione spostandosi verso calassi più alte, vede le classi alte come hotel pieni di gente ma che cambiano di continuo).
La realtà del sistema capitalistico, infatti è caratterizzata da cambiamento economico continuo. Questo cambiamento è generato dall'innovazione e si percuote sulla società, modificando i rapporti sociali e la composizione dei gruppi sociali.

L'artefice principale del cambiamento è l' imprenditore
• Imprenditore = innovatore
• Movente = profitto, prestigio, potere, non vuole solo raggiungere la massimizzazione del profitto.
• Induce nuovi bisogni nel consumatore e lo educa
L'imprenditore porta innovazione ed orienta il consumatore in modo da fargli credere di aver bisogno di questo prodotto.

Per quanto l'imprenditore agisca da solo, all'innovazione partecipano altri attori, con funzioni distinte ma che interagiscono.
• moneta, credito, stato (attori extra-economici). Nel flusso circolare non esiste ne risparmio né profitto, ma nella realtà le banche generano credito e nuova moneta, questa creazione di risorse consente di spezzare il flusso circolare perché permettono di acquistare prodotti e servizi. La banca seleziona i progetti di investimento perché deve allocare efficientemente le risorse finanziarie (raccoglie e valuta le idee innovative, decide su quale idea/imprenditore puntare).

Imprenditore = innovatore → nuovo prodotto o nuove qualità di prodotto esistente, nuovi metodi di produzione, apertura di nuovi mercati, nuove materie prime o prodotti intermedi, nuova organizzazione a livello di industria.

Quella del credito è funzione imprescindibile, l'ipotesi dell'imprenditore che investe mezzi propri o di familiari e amici è compatibile con il flusso circolare

L'innovatore invece si finanzia con la banca → creazione di moneta
• questo atto spezza la circolarità del flusso
• Consente all'imprenditore di ottenere controllo su risorse necessarie
Oltre a creare moneta, la banca esercita una funzione di selezione.

Per Schumpeter l'imprenditore è diverso dal capitalista.
Il capitalista è un mero detentore di capitale, l'imprenditore non è necessariamente capitalista, per lui l'innovatore è ricco di idee non per forza di denaro. Non è nemmeno un manager, è soprattutto un leader, che si scontra in un clima ostile, di resistenza all'innovazione. Gli altri sono solo produttori (come quelli della routine descritta nel modello dei fattori circolari), perché non hanno impatto rilevante sul funzionamento del sistema.

Le fasi del processo innovativo/ciclo economico
1. L'imprenditore ha un'idea, ottiene credito, costruisce gli impianti produttivi → aumento occupazione, salari, prezzo beni capitali → immissione sul mercato di un nuovo prodotto, aumento consumi, riduzione prezzo bene nuovo (perché abbiamo guadagni di efficienza ed un fenomeno di imitazione perché molti resisteranno alla sua azione ma altri lo imiteranno e questo provoca un calo dei prezzi).
2. Un nuovo prodotto o processo entra in concorrenza con i vecchi → la domanda si sposta verso il nuovo, l'imprenditore fa profitti, ripaga debito, elimina concorrenti e rendite connesse, struttura produttiva ridisegnata → distruzione creatrice. Qui il prodotto nuovo si afferma, in questa fase arriva l'inflazione: calo dei prezzi, nel corso della seconda fase la riallocazione di risorse verso il settore innovativo e il fallimento dei precedenti produttori generano deflazione → occupazione diminuisce, prezzi calano, investimento si contrae, si aumenta l'instabilità e si diffonde incertezza sul futuro.
Si formerà un nuovo equilibrio? No, l'equilibrio è stabile, è ciò a cui si tende ma non è raggiungibile perché richiede stabilità, si può creare solo un nuovo ciclo innovativo.

N.B. Prosperità e recessione sono fasi legate e insopprimibili dello sviluppo capitalistico.

In maggiore dettaglio, il ciclo economico si articola in 4 fasi:
1. Prosperità → imitazione e diffusione, euforia speculativa
2. Recessione → bolla rallenta, profitti imprenditoriali si riducono
3. Depressione → bolla scoppia, perdite generalizzate
4. Ripresa → graduale ristabilimento di condizioni di “equilibrio”

Altre caratteristiche della visione schumpeteriana

• Le innovazioni di solito non arrivano da sole ma avvengono a grappoli ed investono settori specifici, sono concentrate nello stesso periodo storico, dipende dal fatto che l'innovatore di successo è imitato e solo il primo riesce a vincere le resistenze (ostilità data dai concorrenti e resistenza da parte dei consumatori che vanno persuasi), dopo gli altri lo imiteranno facendo sì che l'innovazione venga sempre più conosciuta e successivamente migliorata. C'è discontinuità e asimmetria dell'innovazione.

• Struttura di mercato & processi innovativi, si influenzano a vicenda: innovazione altera struttura di mercato esistente, la struttura di mercato condiziona la traiettoria, quantità, modalità dell'innovazione. Per struttura di mercato valutiamo se questo è concentrato o meno (tante o poche imprese che si smaltiscono il mercato a vicenda) ma anche longevità dell'impresa (se è formato da imprese nuove o vecchie che fanno cambiare il profilo di competenza, se sono giovani inoltre può essere che ci siano meno barriere all'ingresso), ovviamente ogni settore industriale è differente e le dinamiche innovative sono differenti di conseguenza.

• L'imprenditore cerca di proteggersi dall'imitazione ricorrendo a brevetti, segretezza, pubblicità, ecc.

In “Business Cycles”, Joseph A. Schumpeter individua 3 lunghi cicli economici (cicli di Kondratieff) legati a successivi grappoli di innovazioni tecnologiche.
• 1787-1842 → macchina a vapore, tessile, ghisa
• 1843-1897 → ferrovie acciaio
• 1898- 1950 → elettricità, automobili, chimica

In Schumpeter Mark I l'attività innovativa è caratterizzata da:
• Primato dell'imprenditore singolo
• Innovazioni sono veicolate da nuove imprese e piccole
• Facilità di entrata
• Elevato tasso di nuove imprese
• Nuove imprese prendono posto delle vecchie
• Distruzione delle “rendite” associate a precedenti innovazioni (distruzione creativa) Questa dinamica rispecchia la situazione europea di tardo ‘800 e inizio ‘900.

Schumpeter Mark II: Realtà Americana

Modello di innovazione “deepening”.
In Schumpeter Mark II (1942) la realtà americana era caratterizzata da grosse imprese, struttura oligopolistica, quindi del tutto diverso da quello europeo.
In “Capitalismo, socialismo e democrazia” dà delle definizioni del tutto diverse da quelle precedenti per questo si fa una distinzione tra Mark 1 e Mark 2.

Le modalità del processo innovativo appaiono profondamente trasformate
• Agente di innovazione è la grande impresa e non più l'imprenditore, esistono azionisti e manager.
• Ruolo centrale della R&S condotta dalla grande impresa (è qui ora che si fa innovazione)
• Economie di scala e di scopo
• Concentrazione oligopolistica
• Alte barriere all'entrata

Modello caratterizzato da “accumulazione creativa”: sfrutta la stratificazione di conoscenze economiche ed operative.

Questi due modelli sono utili tuttora per descrivere realtà settoriali.
• La contrapposizione tra Mark I e Mark II non deve essere relegata a peculiarità storiche o nazionali.
• Vi sono tuttora settori industriali caratterizzate da dinamiche di tipo Mark 1 e altre di Mark 2.
• Alternativamente si possono associare i 2 modelli a fasi distinte del ciclo di vita dei settori industriali

Mark I → fase iniziale: elevata incertezza tecnologica, basse barriere all'ingresso, innovazione veicolata da imprese nuove (e piccole)

Mark II → maturità: tecnologia stabilizzata, innovazione lungo traiettorie definite, economie di scala, profitti monopolistici, massicci investimenti in R&S, accumulazione creativa, alte barriere.

Si hanno inoltre casi di transizione da struttura e dinamica industriale di tipo Mark I a Mark II e viceversa per l'ingresso di nuovi attori.

Altre osservazioni di Joseph A. Schumpeter che non hanno ricevuto l'attenzione che meritavano:

• incertezza forte o debole sull'innovazione. L'imprenditore può trovarsi quindi di fronte al rischio come un'incertezza misurabile (tipo quella degli assicuratori) oppure come un incertezza incalcolabile (quando non si ha neanche una distribuzione di probabilità). Nella sua accezione forte è presente anche nel modello che pensa sia imprevedibile sapere se l'innovazione abbia o meno successo. (Rosenberg 1998: incertezza “forte” in Verspagen (FMN 8); Frank Knight → incertezza vs rischio)

• Imprenditore dotato di razionalità limitata: non può ponderare tutte le conseguenze delle proprie scelte e fare scelte ottime, differenza nelle strategie innovative delle imprese. Può valutare solo uno spettro limitato di eventi, quindi fa scelte razionali ma in base ai dati disponibili, non è una razionalità pura.

I temi lasciati in ombra o sottovalutati nell'analisi di Joseph A. Schumpeter sono:
• ruolo della scienza (esogena) e suo legame con tecnologia
• Contributo dell'imitazione, innovazione incrementale, li vede solo come degli imitatori invece questo ha un ruolo importante perché permette di adattare l'innovazione ai bisogni del mercato;
• Continuità dell'attività innovativa, lui vede l'innovazione solo come una cosa che avvenga in un momento preciso.
Tratto da ECONOMIA DELL'INNOVAZIONE di Mattia Fontana
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