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La decostruzione del concetto di laicità


Proprio per questa sua attitudine a garantire tutti senza chiedere garanzie, o adesioni culturali o religiose ai movimenti storici da cui è nata, la laicità conserva la capacità di fungere da criterio direttivo delle politiche di riconoscimento delle differenze in un quadro di eguaglianza dei diritti pur nel mutato scenario della società multiculturale.
È necessario però che essa non venga utilizzata per imporre, contro la sua natura, valori che avvantaggiano alcuni e svantaggiano altri.
Ad evitare queste situazioni di ingiustizia serve individuare il nucleo essenziale e irriducibile del principio di laicità, sfrondarlo delle addizioni ideologistiche che esso ha subito nel corso dei secoli, liberarlo dalle impostazioni usualmente seguite per sistemarlo all’interno degli schemi culturali e giuridici: in perfetta coincidenza (laico = Occidentale) e/o in opposizione rigida agli altri principi (laico/religioso, laico/cattolico) presentati come irriducibili.
In queste impostazioni è la laicità stereotipata “alla francese” che ordinariamente si assume come parametro assoluto: una separazione tra diritto e culture senza il combinato carattere del riconoscimento.
Ne consegue un’imparzialità interessata e non proprio indifferente, perché, in realtà, solo apparente rispetto ai fattori cultural-religiosi.
Si tratta di una imparzialità sostanzialmente asimmetrica, per cui i valori della République sono obiettivi e si debbono comunicare agli altri, agli immigrati (credenti, tanto più se di altre religioni, o non credenti), mentre i valori degli altri sono soggettivi, leciti solo nella sfera privata, non possono comunicarsi ai nativi.
A ben guardare, la separazione, per quanto tenda ad assicurare l’universalismo dei diritti, non esaurisce il campo della laicità; questa si compone anche del riconoscimento pieno e rispettoso della dignità dell’altro e, quindi, della salvaguardia della sua diversità culturale, religiosa, morale.
Il carattere separatistico e perciò universale della laicità è quello comunemente realizzato nelle esperienze costituzionali, ma esso è intimamente legato all’altro, quello del riconoscimento, senza il quale la laicità non apre gli occhi, rimane cieca alle differenze, correndo il rischio, perciò, di lasciare le cose come stanno e di rafforzare indirettamente la posizione della cultura dominante.

Tratto da EGUAGLIANZA E DIVERSITÀ CULTURALI E RELIGIOSE di Stefano Civitelli
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