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Storia e genetica molecolare

Nel 1970 si trovò che gli RNA messaggeri del virus vaccino erano poliadenilati all'estremità 3'. Successivamente si vide che il genoma conteneva introni non codificanti ed esoni, codificanti proteine ed mRNA, prodotti dal processo di splicing, sono stati scoperti per la prima volta in adenovirus. Le nuove tecnologie di biologia molecolare sono state determinanti nel far convergere una grande attenzione sullo studio dei genomi virali. I genomi virali a DNA possono essere direttamente analizzati mediante digestione con endonucleasi di restrizione senza ricorrere al clonaggio e questo tipo di approccio è stato adottato per la prima volta per lo studio del genoma di SV40 nel 1971. I primi frammenti di DNA ad essere clonati sono stati invece quelli derivati da reazioni di restrizione del DNA del batteriofago λ e inseriti nel genoma di SV40. Nel frattempo, le conoscenze sulle nucleasi RNA-specifiche erano progredite in maniera paragonabile, tanto che poteva essere usato un certo numero di enzimi, che riconoscevano specifici siti di taglio, per analizzare e perfino determinare la sequenza dei genomi virali a RNA. Tuttavia, l'analisi diretta degli RNA mediante questo metodo era molto difficile e laboriosa. Lo studio delle sequenze di RNA conobbe un rapido sviluppo soltanto negli anni settanta, dopo la scoperta e l'uso diffuso della trascrittasi inversa che permetteva di convertire RNA in cDNA. Infine, a partire dagli anni ottanta, la reazione a catena della polimerasi (PCR) ha ulteriormente accelerato le indagini sui genomi virali.

Tratto da ELEMENTI DI VIROLOGIA MOLECOLARE di Domenico Azarnia Tehran
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