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Il filosofo e la cura di sè



Il personaggio del filosofo di professione diviene ambiguo. Rapporto tra filosofia di professione e politica. Nei testi di Luciano il filosofo è raffigurato avido di denaro. Nella 10° lettera del 1° libro delle Epistole di Plinio si parla di Eufrate, un filosofo stoico. L’amicizia com’è presentata qui non è un rapporto egualitario, ma ruota attorno a un individuo con tanti altri che hanno un posto rispetto ad esso. L’elogio di Eufrate di Plinio è una deprofessionalizzazione della filosofia. Il filosofo è presentato in un ritratto pulito e non trasandato, signore della saggezza socializzata. Vediamo così che la pratica di sé è diventata vera e propria pratica sociale. Anche al di fuori dell’istituzione filosofica, diventa una relazione tra individui. Il filosofo può non essere un filosofo di professione. All’epoca di platone il maestro era uomo divino e ispirato. Seneca qui è filosofo di professione, ma in un altro senso. I suoi interlocutori sono sempre persone con cui aveva anche altri tipi di relazione. Lucilio gli è molto vicino. Pare dunque sia possibile guidare gli altri solo perchè questo deriva come una sorta di obbligo per il tipo di relazione che essi hanno con loro.

Tratto da ERMENEUTICA DEL SOGGETTO di Dario Gemini
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