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TEMPO


Lo spazio fisico si è completato divenendo uno spazio di quattro dimensioni comprendente la dimensione del tempo e questa è una conseguenza della rivoluzione introdotta dalla teoria della relatività di Einstein.

La nozione di tempo può essere letta in tre modi:
→ Rapporto tra architettura e tempo, in particolare come l’azione del tempo agisce sugli oggetti architettonici
→ Architettura memorativa
→ Utopia

Rapporto tra architettura e tempo


La critica e la storia dell’arte del Settecento e dell’Ottocento sono caratterizzata dalla diatriba tra chi argomento la nozione di restauro architettonico, ovvero l’azione del tempo sull’architettura deve essere invisibile e quindi occorre intervenire con forza gli oggetti architettonici, e chi argomenta la nozione di conservazione architettonica, ovvero l’azione del tempo deve essere invisibile per cui non bisogna intervenire.
Questa diatriba sottintende un interrogativo cruciale ovvero da cosa è dato lo statuto di identità e di autenticità di un oggetto e quindi dal tempo nel quale ha avuto genesi, che occorre provare a documentare attraverso u intervento restaurativo oppure dal tempo che l’oggetto ha attraversato, che occorre provare a documentare attraverso un intervento conservativo?

Restauro vs conservazione

R ⇒ I(A) ≅ GENESI
Ovvero ciò che emana nel momento in cui sono stati fatti, il restauratore è quindi autorizzato a falsificare l’oggetto immaginandosi, studiando, come era l’oggetto nel momento in cui è nato e quello che si fa non è altro che riportarlo al momento della sua genesi.

C ⇒ I(A) ≅ STORIA
L’essenza di un oggetto non può escludere la sua storia, occorre rispettare quest’identità più ampia in quanto include la storia che va fatta vedere.
In questo caso si interviene con una sorta di cura palliativa, ovvero lo si accompagna alla morte oppure se si interviene per cause statiche tutto ciò che viene aggiunto deve essere denunciato attraverso stili e materiali moderni in modo da non mentire. (Platone condanna l’arte mimetica ovvero l’arte che rappresenta qualcosa che non è mentre ammira l’arte egizia perché non mente).

I sostenitori della conservazione sostengono che ci siano almeno due ragioni per non restaurare:
→ Ragioni estetiche, la patina del tempo è qualcosa di esteticamente apprezzabile
→ Ragioni epistemologiche, hanno a che fare con la conoscenza e con la distinzione del vero dal falso. Con il restauro viene fatto arrivare un significato inautentico dell’architettura e viene in qualche modo sabotata l’identità dell’opera.

Quatremére de Quincy
argomenta la necessità di rispettare la totalità dell’oggetto ovvero sia la sua genesi che la sua storia, quindi l’identità e l’autenticità dell’oggetto sono date dal suo attraversamento nel tempo che deve essere visibile per cui lo strumento necessario è la conservazione architettonica.

A mostrarsi contro il restauro sono anche Victor Hugo, secondo il quale restaurare significa togliere e sostituire una sillaba di una parola con un’altra, e Camillo Boito, il quale che gli oggetti architettonici siano di necessità aperti al loro futuro e quindi al tempo della loro durata.

Ruskin dà un contributo importante alla nozione di conservazione architettonica e ne “Le sette lampade dell’architettura” scrive che il restauro è la peggiore delle distruzioni in quanto alla fine non vi resta più nulla di autentico per cui si tratta di una distruzione accompagnata da una falsa descrizione della cosa.
Restaurare significa distruggere l’oggetto autentico e sostituire qualcosa di vero con qualcosa di falso, ovvero con un’imitazione che ha l’obiettivo di illudere di essere vera.
La ricerca della verità attraverso la falsità è una questione filosofica affrontata anche da Platone che accusava l’arte imitativa di bloccare la ricerca umana della verità attraverso la presentazione di una falsità che non esplicita la sua distanza dalla verità.
Ruskin sembra citare Platone quando afferma che il restauro è una menzogna, questa parola è cardinale infatti nella filosofia di Platone e l’affermazione della conservazione piuttosto che del restauro è fondata su ragioni epistemologiche ed etiche, non su ragioni estetiche.
Il restauro priva gli osservatori della possibilità di accedere alla verità del passato perché il risultato del restauro è una sorta di illusione ingannatrice che fa credere agli osservatori di essere davanti a qualcosa di diverso rispetto a ciò a cui sono di fronte, vengono inoltre privati della possibilità di discriminare ciò che è vero da ciò che è falso.
Egli ritine che al posto di restauro occorre prendersi cura dei monumenti in modo da non aver bisogno di restaurarli e infine lasciarli morire infatti riconoscere la possibilità di morire ad un oggetto significa riconoscere qualcosa di naturale e riconoscere uno statuto analogo a quello degli esseri umani.
Il restauro è falso (problema epistemologico) ma anche disonorevole (problema etico).

Simmel parla delle rovine architettoniche e ritiene che la presenza della rovina è importante perché comunica un messaggio cruciale ovvero una sorta di “ricorda: la natura è sempre più forte” e la rovina in qualche modo è una sorta di statua che simboleggia questo messaggio.
La rovina rappresenta la natura che si reimpossessa dell’artefatto umano, ovvero la natura lo sovrasta e quindi indica che si è sempre subordinati alle leggi della natura.
La rovina in qualche modo documentano che non è ancora del tutto saturata la superiorità dell’azione umana rispetto all’azione naturale come invece sosteneva Hegel infatti le rovine sono il risultato dell’opposizione tra il potere dell’azione umana, che è ancora inferiore, e il potere dell’azione naturale, che è ancora superiore.
La rovina dunque può essere vista come una sorta di vendetta della natura contro l’ambizione umana di superare il suo potere, l’ambizione umana viene in qualche modo punita dalla violenza temporale dell’azione naturale sugli artefatti umani.

Dewey sottolinea l’importanza della dimensione temporale degli artefatti architettonici e ritiene che l’esperienza estetica di un oggetto sia anche temporale in quanto è solo attraverso la temporalità della percezione spaziale che è possibile sviluppare il significato dell’oggetto architettonico (il significato della forma della casa è dato dall’articolazione temporale che l’esistenza di chi abita assume in una casa in quanto è l’articolazione temporale dell’esistenza di un essere umano a dire qual è la qualità della sua esistenza nella casa e qual è la qualità della forma della casa).

Bergson oppone due significati possibili alla nozione di tempo ovvero il primo fa riferimento al tempo scientifico, misurabile e divisibile in un numero di parti identiche, mentre il secondo fa riferimento esistenziale, cioè la durata avvertita da un essere umano in occasione di un’esperienza specifica e quindi non misurabile.
L’esistenza umana è come l’arrotolarsi continuo di un filo su un gomitolo in quanto il passato segue ciascun individuo e si ingrossa del presente che raccoglie sul suo cammino per cui l’esperienza di un oggetto è una successione di stati ciascuno dei quali preannuncia quello che lo segue e contiene quello che lo procede, introduce quindi il concetto di durata (vedi Lessing che contrapponeva l’idea di durata all’idea di istante) intesa come la dimensione essenziale della vita che è la sua storia e il suo sviluppo nel tempo.


Il valore della memoria è cardinale per Walter Benjamin la cui tesi sulla possibilità di relazione co la verità degli oggetti passati è piuttosto pessimistica ma conserva l’idea secondo la quale il risultato degli interventi umani illusori e falsificanti è negativo.
Egli parla di un dipinto di Paul Klee, l’ Angelus novus, in cui vi è rappresentato un angelo che sembra in procinto di allontanarsi da qualcosa su cui ha fisso lo sguardo, l’angelo della storia ha quindi il volto rivolto al passato che a noi appare come una catena di avvenimenti mentre per l’angelo non è altro che una catastrofe di macerie su macerie, le ali dell’angelo sono inoltre impigliate in una bufera, ovvero il progresso, che lo spinge verso il futuro a cui egli volge le spalle.
L’angelo sembra quindi essere cieco al futuro perché è bloccato sul passato.
L’angelo della storia non vede né il passato né il futuro, questo significa che la storia appare come un cumulo di macerie e rovine se non viene connessa al futuro mentre un individuo che vede il futuro quando osserva un oggetto del passato vede un oggetto che ha un ordine possibile che è dato dalla sua relazione con il futuro, cioè il progetto che l’individuo elabora sul futuro, per cui l’unico modo per vedere il futuro è quello di connetterlo al passato.
Le parti di una vecchia fabbrica dell’Ottocento appaiono come frantumi disordinati se non si relazione cosa l’oggetto architettonico è stato con cosa l’oggetto architettonico sarà, occorre quindi relazionare il passato con il futuro.

Marc Augè, antropologo, osserva che le architetture contemporanee sono caratterizzate dall’obliterazione della dimensione temporale nella dimensione spaziale e questo causa una perdita
di senso in quanto non è più possibile entrare in relazione con temporalità diverse ovvero non è possibile entrare in relazione con un passato che abbia un senso come avviene nel caso delle rovine. Introduce il concetto di non luogo per indicare uno spazio che non può definirsi identitario, relazione e nemmeno storico che si differenzia da un luogo che è invece una dimensione spaziale identitaria, relazione e storica ed è interessante notare che il discrimen tra il luogo e il non luogo è il tempo.
Uno spazio è un non luogo quando è confondibile, scambiabile con un numero infinito di altri spazi analoghi e identici a causa appunto dell’obliterazione della relazione dello spazio con la sua storia. Un classico esempio di non luogo sono i centri commerciali che sono svincolati dal genius loci ovvero dalle specificità geografiche ma soprattutto dalla storia e causano una sensazione di atemporalità e di presente eterno, dallo spazio architettonico dei non luoghi è impossibile capire dove ci si trova come ad esempio nel caso dei grandi scali aeroportuali internazionali.
In questi spazi la rappresentazione dell’identità umana non si legge e nascono senza alcun tentativo di farlo in quanto sono soltanto strutture standardizzate e ripetute in tutto il mondo.


Tratto da ESTETICA DELL'ARCHITETTURA di Francesca Zoia
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