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Deduzione trascendentale delle categorie

Deduzione trascendentale delle categorie in Kant



A questo punto sorge però il problema della legittimità delle categorie come garanti di una conoscenza certa. A questi problemi risponde la deduzione trascendentale delle categorie, ossia nella loro giustificazione (= deduzione x Kant.). Kant non può far a meno di affermare che debba esiste “un’unità originaria” che preceda logicamente tutti i singoli atti di unificazione, dal momento che il nostro pensiero si esprime appunto in termini di unificazione delle intuizioni. A questa unità egli dà il nome di Io penso esprimendo così l’autocoscienza (appercezione trascendentale che sta ancora prima della percezione). Le categorie diventano in questo modo le “funzioni logiche” attraverso cui il soggetto opera le varie sintesi. Tali categorie dice Kant hanno anche un unico uso legittimo: l’uso empirico dal momento che una sintesi possibile solo attraverso la presenza di dati intuitivi da unificare e dunque derivanti dall’esperienza. Nel momento in cui le categorie vengono applicate non più ad intuizioni sensibili scaturiscono gli infiniti erramenti della ragione (uso trascendente). Oggetto della conoscenza umana è allora sempre il fenomeno: la cosa in sé non potendo essere intuita né unificata categorialmente non può essere conosciuta. Lo stesso soggetto pensante si conosce soltanto come tale, mai nella sua essenza. Il non-fenomeno non può essere conosciuto se non come concetto-limite; solo essere pensato (noumeno).
Tratto da FILOSOFI DELL'ETÀ MODERNA di Carlo Cilia
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