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Libertà, immortalità dell'anima e esistenza di Dio



Ma in questo agire morale gioca un ruolo fondamentale la libertà: essa non è teoreticamente spiegabile ma da un punto di vista pratico essa è la conditio sine qua non della moralità, la quale dovrà certamente fondarsi sulla libera scelta (quindi responsabilità) di ogni singolo essere umano. Verrebbe meno infatti a quest’ultimo la capacità di autodeterminarsi. 
La moralità a sua volta rappresenta la legittimazione a livello conoscitivo della libertà: bisogna ammettere quest’ultima per non contraddire la realtà di fatto di una legge morale: la libertà è allora un postulato della ragion pratica. Accanto alla libertà Kant riconosce l’esistenza di altri due postulati pratici: l’immortalità dell’anima e l’esistenza di Dio. Attraverso la prima viene garantita all’individuo la possibilità di un progresso morale infinito dopo la morte, in modo da avvicininarsi progressivamente alla santità che è prerogativa di Dio. Attraverso l’altro postulato pratico, è possibile riconoscere l’esistenza di una causa intelligente del mondo, in grado di armonizzare quest’ultimo con “l’intenzione morale”. 
La validità di tali postulati lo ripetiamo è esclusivamente pratica non teoretica e in un certo senso assume maggior importanza di quella teoretica perché concretizza quelle che nell’ambito teoretico rimangono possibilità. L’esistenza di Dio inoltre consente di passare dalla morale alla religione la quale differisce dall’etica perchè riconosce i principi morali non autonomi ma divini che certamente sono in assoluta conformità alla ragione universalmente legislatrice. Nulla esce allora al di fuori della ragione.
Tratto da FILOSOFI DELL'ETÀ MODERNA di Carlo Cilia
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