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Limiti della conoscenza umana in Locke



Per Cartesio la ragione aveva caratteri di assolutezza e dalla res cogitans dipendeva tutto il processo conoscitivo. Per Locke la ragione è una funzione conoscitiva e argomentativi che non può nulla senza il soccorso dell’esperienza: le capacità conoscitive dell’uomo non sono allora più illimitate ma rientrano negli stretti confini dell’esperienza: problema fondamentale di Locke è allora stabilire quali siano i limiti della conoscenza umana. Il riconoscimento di una radice empirica della conoscenza comporta anche l’abbandono del primato gnoseologico della matematica. Per Cartesio essa era il caposaldo metodologico di ogni conoscenza (anche filosofica) mentre per Locke la conoscenza non parte da intuizioni evidenti ma da “idee” che scaturiscono dall’esperienza. La ricerca del filosofo non si limita come in Cartesio all’ambito teoretico ma sfocia anche in quello pratico (politica, morale, religione): la critica della ragione estende allora con Locke ancora di più il suo braccio.
Tratto da FILOSOFI DELL'ETÀ MODERNA di Carlo Cilia
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