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Terapia riabilitativa post-chirurgica della frattura della diafisi omerale


La terapia riabilitativa inizia una volta rimosso il tutore e facendo riferimento alle disposizioni del medico curante che deciderà in base alla radiografia, poiché non vi sono tempi standard ma bisogna osservare che si sia formato il callo osseo.

È inoltre necessario indagare sulle condizioni generali del paziente, assicurarsi che non vi siano patologie concomitanti, e soprattutto nel caso degli anziani prestare attenzione allo stato nutrizionale che condizionerà la possibilità di richiedere un lavoro muscolare completo.

Si inizia con una valutazione distrettuale (articolare e muscolare) e funzionale del paziente, valutando anche le articolazioni prossimali e distali. Non valutare in un primo momento le rotazioni se è stato utilizzato un chiodo come mezzo di sintesi.
Eseguire anche una valutazione del rachide cervicale richiedendo la flessione, estensione, inclinazione e rotazione. Prestare attenzione anche ai muscoli in rapporto con il tronco (toraco-appendicolari).

Questi pazienti di solito presentano rigidità articolare, articolazioni molto dolenti e formicolio alla mano per la sofferenza del nervo radiale.

- mobilizzazione attiva assistita e attiva della mano (si inizia da questo distretto poiché ogni movimento della spalla è finalizzato a quello della mano). In un primo momento richiedere solo movimenti globali poiché le articolazioni risultano troppo sofferenti per essere trattate singolarmente.

- nella terapia è utile inoltre stimolare la mano (ogni movimento della spalla è finalizzato ai movimenti della mano) con esercizi propriocettivi: chiedere al paziente di stringere con la mano una spugna e riconoscere la varia consistenza

- mobilizzazione attiva-assistita e attiva del gomito con movimenti di flesso-estensione e prono-supinazione per stimolare in tal modo i muscoli bicipite, tricipite e coracobrachiale.

- esercizi di pendolamento di Codman (si inizia con questi per promuovere una precoce mobilità)

- recupero del ROM dell'articolazione gleno-omerale (la complicanza più frequente è la rigidità di spalla)

- movimenti attivi della scapola richiedendo al paziente seduto sul lettino:
• elevazione (fibre sup. del trapezio, elevatore della scapola)
• depressione (gran dorsale, trapezio inferiore, dentato anteriore)
• adduzione (romboidi, trapezio medio)
• abduzione (dentato anteriore)

Nelle fasi successive:

- progredire con il recupero del Rom articolare della gleno-omerale e articolazioni prossimali e distali

- rinforzo dei muscoli stabilizzatori della scapola in isometria e poi in catena cinetica aperta contro graduali resistenze

- rinforzo muscoli spalla, braccio, avambraccio e mano

- tecniche neuromotorie (PNF= facilitazione neuromuscoalre propriocettiva) consentono oltre ad un guadagno della forza, l'inserimento del movimento in uno schema di controllo motorio globale.

Questi esercizi coinvolgono tutta la muscolatura della spalla, agonista e antagonista, e sono indicate per una riprogrammazione neuromotoria del gesto.

- stretching muscolare

- esercizi propriocettivi
Tratto da FRATTURE DELLA DIAFISI OMERALE di Stefania Corrai
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