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Gli Arabi: Medio Oriente e Nord Africa

Il Medio Oriente si identifica in pratica con l’Asia occidentale; il Nord Africa è, evidentemente, la parte settentrionale di un altro continente. Oggi queste 2 zone sono divise da uno stretto braccio di mare, il Canale di Suez; fino al 1869, neppure quello: le 2 sponde del canale, così come, più a sud, le 2 sponde del Mar Rosso presentano un paesaggio pressoché identico.
Questa lunga fascia di paesi, che dal Marocco va fino all’Afghanistan, ha molti elementi comuni (naturalmente, una regione così vasta non può non presentare eccezioni e variazioni):
1. la prevalenza dei deserti e quindi della vita nomade: ma almeno 2 paesi, l’ Egitto e l’ Iraq ospitarono già in tempi antichissimi, grazie a 3 grandi fiumi, ricche civiltà contadine e sedentarie.
2. la diffusione dell’Islam: questo non vuol dire che ci siano solo musulmani; al contrario, ci sono israeliti e cristiani di vari riti e ci sono anche antiche e forti divisioni all’interno dello stesso mondo islamico, principale fra tutte quella tra sciiti e sunniti.
3. l’avvento del petrolio: ma è sgorgato per ora in abbondanza solo in alcuni di questi stati (penisola araba, Iraq, Iran, Libia, Algeria, Egitto). Altrove non ce n’è o non se n’è trovato. Questo fatto crea subito una distinzione fra 2 gruppi di paesi: quelli che si sono arricchiti negli ultimi decenni e quelli che conducono invece un’esistenza più difficile dal punto di vista economico.
Medio Oriente e Nord Africa
Gli Arabi distinguono i paesi raggiunti dalla loro civiltà in 2 gruppi, usando 2 termini che significano rispettivamente Occidente e Oriente:
Maghreb = tutto ciò che si trova a occidente della valle del Nilo, e cioè: Libia, Tunisia, Algeria, Marocco
Mashraq = tutto ciò che si trova a oriente della valle del Nilo.
Per comodità, suddivideremo la zona in 5 grandi regioni:
1. il Maghreb: una serie di catene montuose, formatesi nel corso dell’orogenesi alpina, si susseguono in questa zona. Queste catene sono le varie ramificazioni dell’ Atlante, i monti della Cabila, gli Aurès e il Rif. A nord di queste catene, stretta fra i monti e il mare, c’è una fascia di pianure costiere; a sud, il Sahara. Le montagne finiscono in Tunisia e, con esse, la loro funzione protettiva nei confronti del deserto. In Libia e in Egitto nessun ostacolo naturale impedisce ai caldi e violenti venti sahariani (scirocco, ghibli) di portare verso nord grandi quantità di sabbia.
2. l’ Egitto: grazie al Nilo, l’Egitto costituisce da sempre la maggiore eccezione del panorama generale del Nord Africa. La valle del Nilo e il suo ampio delta a forma di ventaglio sono come una gigantesca oasi verdeggiante, che interrompe, sia pure per poco, il deserto. Nella stagione delle grandi piogge estive tropicali, il Nilo e i suoi affluenti s’ingrossano e portano grandi quantità di acqua. Ma, insieme, portano anche abbondanti detriti. La grande ondata fangosa arriva tra agosto e settembre e la piena ricopre l’intera valle, fino agli orli del deserto. Quando, alla fine di ottobre, il fiume ritorna nel suo letto, la valle è tutta coperta di fertile limo, e il clima mite dell’inverno ne favorisce la semina. Oggi, il rapporto dei contadini con il Nilo è molto cambiato: già alla fine del XIX secolo si costruì un primo complesso di dighe per regolare il corso del fiume; tra il 1959 e il 1965 venne costruita ad Assuan una gigantesca diga  ora, quando arriva la piena, le acque vengono trattenute in un grande lago artificiale e da qui una rete di canali distribuisce l’acqua in tutti i luoghi coltivabili e in tutte le stagioni. Ma la fine delle inondazioni ha portato con sé anche alcuni inconvenienti: i suoli non sono più fertili come un tempo, poiché il limo non arriva più nel Mediterraneo il plancton è diminuito e con esso i pesci.
3. i deserti arabi: la penisola arabica, con una sola eccezione, è tutta una successione di steppe aride e di deserti. L’eccezione è lo Yemen, la punta sudoccidentale della penisola, cui il monsone estivo porta piogge sufficienti a garantire una discreta agricoltura. Per il resto, le steppe aride si alternano ai deserti di sabbia, assai estesi, che si succedono senza interruzione: il Rub-el-Khali, il Nejd, il Nafud. Le precipitazioni sono ovunque scarse.

In una regione in cui non piove o piove pochissimo il problema dell’acqua è di una tale gravità da far dire ad alcuni che le future guerre si faranno per l’acqua.
Da dove viene l’acqua utilizzata nel Medio Oriente e nel Nord Africa?
in piccola parte dalla pioggia
da sorgenti, da piccoli corsi d’acqua, da normali pozzi, dove l’acqua si trova sotto la superficie
da grandi giacimenti di acqua fossile, formatisi in profondità e sfruttabili mediante grandi pozzi che richiedono un’elaborata tecnologia. L’inconveniente principale è che si tratta di una risorsa che si esaurisce e non si può ricostituire
dai fiumi: questo vale soprattutto per l’Egitto, che dipende dal Nilo; per l’Iraq, che dipende dal Tigri e dall’Eufrate; per Israele, che dipende in notevole misura dal Giordano
dal mare: in Kuwait e negli Emirati del Golfo si trovano i più colossali impianti di dissalamento del mondo, che usano tecnologie avanzatissime. C’è un problema di inquinamento chimico, per i sali adoperati, che si aggiunge ai molti altri problemi di una terra già sufficientemente inquinata dal petrolio.
4. la “mezzaluna fertile”: una regione nota per la sua fertilità e per la ricchezza della sua agricoltura. È una regione composita, fatta di 3 aree molto diverse: l’Iraq (= l’antica Mesopotamia), le grandi oasi siriane, la costa mediterranea libano-palestinese. L’Iraq deve le sue storiche fortune agricole ai 2 fiumi, il Tigri e l’ Eufrate. La loro pianura, però, presenta problemi assai diversi da quelli del Nilo: le loro piene non sono regolari, sono difficili da prevedere e se arrivano insieme possono essere violente e distruttrici. Inoltre, le acque tendono a formare paludi e laghi che coprono e impediscono le coltivazioni è stato sempre necessario costruire argini e canali, per difendesi dalle piene e combattere le paludi.
5. Turchia, Iran, Afghanistan: è una tipica zona di comunicazione e di transito. Di qui passava, in secoli ormai lontani, la “via della seta”. La penisola anatolica,poi, è un ponte gettato dall’Asia verso l’Europa: solo 2 istmi strettissimi, i Dardanelli e il Bosforo, e un piccolo mare interno, il Mar di Marmara, separano in questo punto Europa ed Asia. La regione turco-iraniana è un insieme di altipiani, stepposi o desertici, chiusi come in una tenaglia da 2 fili di catene montuose: i Monti Pontici, l’ Elburz, il Tauro, gli Zagros. I corsi d’acqua sono scarsi, spesso temporanei: si perdono sotto le sabbie o fra i sassi ai piedi dei monti o si gettano in laghi, anche vasti, che la forte evaporazione trasforma in paludi salmastre e completamente prive di vita. Le steppe sono il dominio della pastorizia, specie di capre e pecore: ora stabile, più spesso transumante, alla ricerca perenne del magro pascolo prodotto dall’ultima pioggia.

Tratto da GEOGRAFIA POLITICA ED ECONOMICA di Elisa Bertacin
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