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Tassi di fecondità e fertilità

Tassi di fecondità e fertilità 

Altri parametri relativi alla potenzialità riproduttiva sono gli indici di fecondità e di fertilità. Il primo si riferisce al numero dei figli in rapporto agli individui di sesso femminile. Va da sé che la natalità è comunque condizionata dal numero di donne fertili presenti nella popolazione. Ad esempio in un paesino delle nostre montagne ove siano presenti soltanto anziani o comunque individui prevalentemente di età avanzata, è evidente che il tasso di fecondità sarà bassissimo se non nullo. Viceversa in ambienti ove la popolazione è generalmente giovane ed ove quindi è percentualmente maggiore l’incidenza di donne in età fertile questo sarà proporzionalmente maggiore. Tale indice può essere pertanto dimostrativo di una certa situazione, soprattutto in termini generali e/o statistici, ma non di tendenze comportamentali. Per questo motivo pare estremamente utile l’osservazione dell’indice di fertilità che tiene conto del numero dei figli in relazione alle donne in età fertile. E’ ovvio che anche riguardo a quest’aspetto entrano in gioco numerose variabili locali, come ad esempio la composizione per classi d’età o la diversa attitudine nuziale, il livello di istruzione e di impegno economico della donna, nonché lo stesso sviluppo biologico femminile. L’indice è comunque significativo specie per un confronto fra vari paesi e per quanto riguarda le sue linee tendenziali nel corso del tempo. Ad esempio in alcuni paesi dell’Africa Nera (come il Kenya) il numero medio di figli per donna in età feconda era 8,1, oggi è sceso al 5,4. In Cina solo trent’anni fa era 6, oggi è 1,8. Negli ultimi decenni l’indice di fertilità è calato in quasi tutti i paesi del mondo, fatto che giustifica l’ottimismo di molti demografi. Per citare i casi di alcuni paesi a forte incremento demografico, in India esso è passato da 5,8 a 3,4 , in Egitto da 7,2 a 3,6, in Brasile da 6,3 a 2,5, in Messico da 6,7 a 3,1. Valori  superiori a 6 si possono ancora riscontrare in talune contrade africane (Nigeria, Etiopia o alcune regioni del Kenya) o asiatiche (Pakistan, così come, in ambito più settoriale, alcune componenti etniche quali ad esempio i palestinesi).
I paesi a sviluppo avanzato per ovvi motivi continuano a registrare indici estremamente modesti, spesso al di sotto di quello che normalmente è definito tasso di ricambio generazionale (ossia 2,1 figli per donna): in Italia ad esempio, e con modestissime variazioni regionali, il parametro si attesta intorno a 1,2 figli per donna. 

Tratto da GEOGRAFIA POLITICA ED ECONOMICA di Filippo Amelotti
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