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Alimentazione in caso di patologie croniche nell'anziano


Le patologie croniche costituiscono il 60% delle cause di morte, di queste il 50% è costituito da malattie cardiovascolari. Gli anziani malnutriti spesso sono ricoverati (35-65%), si trovano nelle RSA (residenze sanitarie assistenziali, 25-60%) o in comunità (15%). Il grado di malnutrizione influenza nel 5-10% dei casi la mortalità ma anche lo stato di salute durante e dopo interventi chirurgici, la convalescenza e la comparsa di piaghe da decubito. L’85% delle patologie croniche del vecchio possono essere prevenute o migliorate con interventi nutrizionali. Infatti una buona nutrizione agisce positivamente sullo stato fisico, favorisce un recupero ottimale anche psichico, attiva meccanismi favorevoli alla riparazione tessutale.
Piaghe da decubito (PDD). In particolare, le cause nutrizionali di ulcere da pressione sono l’iporessia (inibizione della fame), malattie gastro-intestinali che limitano l’apporto nutrizionale, dieta inferiore alle 1100 Kcal, apporto proteico inferiore a 50 g/die. Questi fattori sono pertanto predittivi di piaghe da decubito nelle successive sei settimane. Le piaghe da compressione riguardano il 3-10% dei pz ospedalizzati e lo stato nutrizionale influenza in modo sensibile la suscettibilità; infatti i soggetti malnutriti sviluppano PDD in quantità doppia durante il ricovero ospedaliero. Un buon esito delle ulcere è correlato unicamente ad un elevato apporto proteico (24%) che migliora l’evoluzione. Importante è anche l’integrazione vitaminica, in particolare di acido ascorbico che, agendo sul sistema immune, sembra dare esiti positivi.
In caso di diabete, l’associazione dietetica americana (ADA) raccomanda che gli interventi dietetici siano il più flessibili possibile. Troppe restrizioni infatti potrebbero rendere la dieta poco palatabile e monotona. Importante è incentivare l’attività fisica perché durante questa il glucosio entra nelle cellule senza bisogno di insulina.
1/3 dei pazienti con insufficienza respiratoria risulta invece malnutrito pertanto sono importanti i supplementi alimentari per migliorare lo stato nutrizionale.
Nell’Alzheimer un ruolo chiave è svolto dagli antiossidanti (tocoferolo, acido ascorbico, carotene, flavonoidi) che sono associati ad un minor rischio di demenza vascolare e cognitiva; poi supplementazioni vitaminiche (B12 e B6), ω 3, apporto moderato di alcool (vini rossi e bianche che hanno antiossidanti).
Per quanto riguarda l’osteoporosi è importante un adeguato apporto di proteine (50-60 g/die) soprattutto vegetali, di sale (responsabile della perdita di calcio con le urine), di vitamina K (adeguato apporto di vegetali) e principalmente di calcio (1200 mg/die). Le donne dopo la menopausa dovrebbero bere almeno un volta al giorno una tazza di latte, importante anche l’acqua come fonte di calcio (Sangemini, Ferrarelle).
Tratto da GERIATRIA di Lucrezia Modesto
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