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Disturbi della regolazione affettiva: fra sopravvivenza e sviluppo tollerabile nel gruppo omogeneo


Le persone provano emozioni, sono in grado di controllarle e di gestirle. La regolazione degli affetti fa parte del più ampio concetto di autoregolazione, cioè un funzionamento autonomo degli organismi, un meccanismo universale che di trova nei comportamenti biologici e cognitivi. Le emozioni hanno un collegamento stretto con l’azione. Gli affetti sono i servitori silenziosi dei nostri processi di auto-organizzazione e auto-mantenimento e si interfacciano sia con il corpo che con la mente, mentre li contengono polisticamente entrambi.
Il termine alessitimia, di Sifneos e Nemiah si riferisce allo stile comunicativo di pazienti affetti da malattie psicosomatiche. I soggetti alessitimici mostrano uno stato emotivo indifferenziato. Sembrano avere grandi difficoltà a mostrare interesse per qualsiasi cosa e, nel controtransfert del terapeuta, questo viene avvertito come noia e distanza. L’alessitimia rivela una disfunzione dell’ordine silenzioso degli affetti e li riunisce in una sintesi con la cognizione, l’adattamento e le relazioni interpersonali.
Questi sistemi di armonizzazione sono presenti fin dalla vita embrionale, ma nel primo periodo dello sviluppo, il compito di contenere, elaborare e nominare l’emozione, nel sistema madre-bambino è affidato alla madre. A seconda degli scambi precoci con l’ambiente, la capacità di autoregolazione può essere sviluppata in modo ottimale, distorta o bloccata nel suo sviluppo. Il linguaggio e lo stile di relazione dei pazienti affetti da sintomi anoressico-bulimici è dato definito come linguaggio alessitimico.
CC: Camilla è una paziente bulimica, con una storia di malattie psicosomatiche, con una forte incapacità di pensiero. In seduta, si usano spesso i suoi pochissimi sogni, che sono soprattutto immagini di cibo. L’interesse della paziente per la lingua inglese, che vorrebbe imparare, fa presagire un bisogno di essere immaginata anche fuori dalla sua patologia e ha bisogno non solo che la sua paura di abbandonarla sia compresa ma anche che la sua speranza di poterlo fare davvero sia sostenuta dal sogno di un futuro tollerabile, diverso da oggi, un sogno realizzabile e non solo suo. E’ necessario quindi costruire un contenitore che contenga e trasformi le emozioni che al momento sono tutte contenute nei sintomi. E’ dal punto dove fa male e dove il paziente sta indirizzando tutta la sua attenzione, le sue energie volte al ristabilimento dei legami, che può emergere la possibilità di riprendere una crescita mentale interrotta.
Nel gruppo sono contenuti tutti gli elementi attivi nella relazione di attaccamento madre-bambino, inclusi quelli tesi a far evolvere le capacità di comunicare contenuti psichici complessi all’interno del sistema e all’interno dei suoi componenti, a formare, proteggere e sviluppare i legami e a sostenere la capacità di apprendere cose nuove dall’esperienza.
Attraverso il sogno di un flipper impossibile con cui giocare, Camilla si accorge di non essere l’unica ad aver paura nel gruppo; anche le altre hanno paura. Ma con il tempo, comprende che il gruppo si può abbracciare e da questo si possono ricevere abbracci, il contatto non è solo dolore.
Tratto da GRUPPI OMOGENEI di Paola Alessandra Consoli
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