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Transiti io-noi nel gruppo omogeneo


Possiamo parlare di GO solo in presenza di almeno 2 pazienti e un analista che non presenta l’omogeneità dei pazienti. Il GO definisce il rispecchiamento e la riduzione delle aree di diversità.
I GO o monosintomatici sono di 2 tipi:
- con funzioni analitiche, con l’obiettivo di dis-identificare il soggetto dal sintomo per ridare voce alla sua storia;
- con funzione di mantenimento della condizione di partenza e di prosecuzione dell’identità che l’omogeneità attribuisce ad una persona.
In ogni caso, il soggetto, nel GO esprime la necessità di essere in contatto con dimensioni di similitudine, riducendo il senso di alterità rispetto ai “normali”.
La domanda di omogeneità dei pazienti, che cercano gruppi di persone analoghe, sarà un’omogeneità riferita alla mente, non ad una mente individuale, ma ad una mente di gruppo.
Il fatto che l’analista non sia omogeneo con i sintomi presentati dai pazienti, pone un’interrogazione sul senso di noi: l’analista fa parte oppure è escluso dall’omogeneità gruppale?
In realtà il termine noi può oscillare tra la fusionalità e la differenziazione, perché è proferito da un membro del gruppo, analista o paziente nei momenti in cui egli parla come personificazione del gruppo.
Heidegger indica nell’esser-ci il fondamento esistenziale dell’uomo, un lasciarsi coinvolgere. Noi è quindi un soggetto collettivo, differente per definizione al concetto di io, ma capace di ospitarlo.
Tratto da GRUPPI OMOGENEI di Paola Alessandra Consoli
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