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"Iperione" di Holderlin




Iperione dal 1792 al 1799. E’ concepito negli anni di Tubinga, prosegue a Jena ed è influenzato dall’amore per Suzette. Viene concluso ad Homburg. La versione definitiva del primo libro è del 1796. Il secondo volume esce con l’editore cotta nel 1799. Iperione non è un romanzo con finalità pedagogiche o culturali, non ha modelli da proporre: il suo intento è tragico. Doveva rappresentare la scoperta di una terra incognita nel regno della poesia, raggiungibile solo da chi si abbandona alla pace del mondo naturale.  La storia tratta dell'insurrezione dei greci contro l’occupazione turca. Iperione viene da Tinos, isola delle cicladi… Nel rapporto con Alabanda Holderlin ripropone la speranza che da giovane nutrì per la rivoluzione che dalla Francia stava investendo l’Europa. Il dissidio con Alabanda si può leggere come una presa di distanza dal giacobinismo (=sovranità popolare). Bellarmino deriva da bellum = colui che non si piega… il nome di Diotima gli svela il segreto della bellezza, evoca l’esistenza dell’assoluto e consente all’unità di essere avvinta alla totalità.  Iperione si dichiara sacerdote di una religione filosofica che converge nella visione dell’Uno-Tutto. L’unità con la totalità è il perimetro d azione umana. L’amore, con il suo carattere armonico e unificante, rende possibile, in linea con platone, la conciliazione di etica e sensualità, superando le aporie kantiane e fichtiane. E’ l’amore che si fa promotore di una nuova coscienza, rende l’alterità idealmente presente.

Tratto da HOLDERLIN di Dario Gemini
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