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Compagni di strada del neorealismo


Il neorealismo per qualche tempo è la carrozza di tutti; Guerra e Resistenza diventano tematica preferita. Non vi sono grandi epurazioni tra i registi ed il passaggio da fascismo ad antifascismo avviene senza grandi rotture, il non aver aderito a Salò funge già da assoluzione di massa. Blasetti affronta il tema bellico con Un giorno nella vita (1946) adeguando il suo stile ai nuovi modelli; l’incontro con Zavattini ed i kolossal  Fabiola (1949) e Prima comunione (1950) gli offrono la possibilità di inserirsi nell’ambito neorealista. Si cimenterà poi nel cinema a episodi ottenendo successi. Anche Camerini propone qualche nuova regia ma la sua produzione è più rivolta al passato piuttosto che tentare di esplorare nuove strade. Lattuada sente il bisogno di guardare con ottimismo all’Italia distrutta, ispirandosi al cinema francese di Renoir e Claire. Propone due tipologie di sguardo, una volta alla adorazione della giovinezza e bellezza e un'altra che presenta figure di umiliati e offesi che lo porterà a realizzare Il cappotto (1952), il furto del cappotto dopo quattro anni da quello della bicicletta, diventa metafora di un incubo sociale. Nell’ottica più femminile sono da iscriversi La lupa (1953) nella quale la storia di amore e passione femminili deve fare i conti con i pregiudizi sociali e Guendalina (1957) in cui a fronte della modernizzazione, Lattuada offre una panoramica sulla scoperta dell’amore e della sessualità negli adolescenti.
Luigi Zampa situato nell’area della commedia, subordina la ricerca stilistica e formale alla trasmissione di un contenuto e una protesta che spesso nasce dall’indignazione civile soprattutto con Anni difficili (1949) e L’arte di arrangiarsi (1953)

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