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La diteggiatura pianistica

  

Il paragrafo sulla diteggiatura inizia con l'asserzione della regola che generalmente sta alla base della sua scelta, cioè il presupposto che la diteggiatura stabilita debba permettere un legato "pressappoco assoluto, o che per lo meno si avvicini quanto possibile a questo ideale". Casella fornisce quindi degli esempi (in realtà poco convincenti) tesi a legittimare alcuni suoi frequenti cambi di diteggiatura. Egli considera le difficoltà maggiori provenire dai tre tasti re, sol e la, quando si è costretti a prenderli nella loro parte superiore, cioè tra due tasti neri confinanti. La diteggiatura, inoltre, dovrebbe essere a suo avviso "previdente" rispetto alla nuova posizione che la mano deve assumere. Non sono d'accordo sulla necessità di conservare la stessa diteggiatura ad ogni ripetizione della formula-tipo nelle progressioni: Casella ritiene che la "apparente" scomodità di alcune posizioni possa essere ricompensata dalla maggiore facilità di concezione del passo, "reso così identico nella struttura musicale e nella diteggiatura", ma personalmente considero erroneo trascurare la possibilità di una maggiore comodità e stabilità della mano.

Tratto da IL PIANOFORTE DI ALFREDO CASELLA di Anna Romano
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