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Il contributo delle scienze cognitive e di Fodor nel problem solving


Gli psicologi cognitivisti hanno studiato i processi di elaborazione delle informazioni che ogni persona compie nel relazionarsi con stimoli interni o esterni. Negli anni ottanta si sono affermati, nel campo della scienza cognitiva, due modelli in contrasto l’uno con l’altro. Il modularismo sostiene che la mente umana è, almeno parzialmente, divisa in moduli che operano più o meno indipendentemente l’uno dall’altro.

Fodor, il più importante sostenitore della teoria modulare, propone tre livelli nel sistema cognitivo. Il primo, il livello di decodifica, trasforma i segnali ambientali in forma tale da poter essere usati sul piano cognitivo; il secondo livello, il livello dei sistemi di input, esegue il riconoscimento di base e le funzioni di descrizione.
I sistemi sono costituiti da strutture verticali modulari, veloci e specializzate, che possono elaborare solo specifici imput (il modulo del linguaggio, della matematica, ecc.) e operano in modo indipendente l’uno dall’altro. Infine, il livello più alto delle funzioni cognitive: esegue le operazioni complesse e per farlo ha accesso a tutte le informazioni contenute nel sistema cognitivo.
Il secondo modello è il connessionismo, la cui idea di base prende le mosse da numerose ricerche in campo cognitivo e psicobiologico, che hanno dimostrato che nella costruzione della conoscenza umana hanno luogo processi paralleli che comportano operazioni multiple: il cervello umano può svolgere molte operazioni ed elaborare numerose informazioni simultaneamente.
Le informazioni sono costituite da elementi, tra essi interconnessi, e tutte le conoscenze sono rappresentate con la struttura di una rete che ha un incalcolabile numero di locazioni nel cervello. L’elemento fondamentale della rete è il nodo e ogni nodo è connesso con altri nodi. L’attivazione che si propaga in parallelo nella rete subisce aggiustamenti dinamici a causa delle interazioni tra le varie parti, assestandosi in un equilibrio ottimale per quel momento e per quella situazione.

Parisi ha elaborato un modello di comprensione del linguaggio secondo cui le parola della frase in ingresso attivano ciascuna un nodo nella rete, ciascun nodo attivato cerca il percorso più breve che lo connette nella rete a ciascun altro nodo attivato. La conoscenza situata su questi percorsi minimi è quella che serve al sistema per risolvere problemi di comprensione.

Secondo Sternberg, il funzionamento della conoscenza comprende probabilmente molti processi modulari specifici di un cartolare dominio (che presiede a particolari tipi di elaborazione dell’informazione) e numerosi fondamentali processi a dominio generale.

In un recente saggio, Simon fa il punto su tre concetti fondamentali del pensiero scientifico: intuizione, insight, ispirazione. Per Simon, l’intuizione è caratterizzata dal fatto che la soluzione viene raggiunta in breve tempo dopo la formulazione del problema e inoltre il solutore non è in grado di dare un resoconto dei passi compiuti per raggiungere la soluzione. Inoltre, il pensiero intuitivo può fondersi col pensiero logico: impegnarsi in una ricerca non preclude salti intuitivi.
Ancora, per Simon le intuizioni umane, grazie all’aiuto della memoria, si presentano come ricono- scimento di qualcosa sulla base dell’esperienza che se n’è avuta. Infatti, le intuizioni utili a risolvere problemi di rado si presentano a chi non ha abbastanza informazioni sul dominio del problema.

L’insight, rispetto all’intuizione presenta subitaneità e profondità. Simon descrive quattro caratteristiche:
1. E’ preceduto da un periodo di applicazione infruttuosa e spesso da frustrazione;
2. Ciò che si presenta all’improvviso non è necessariamente la soluzione, ma il convincimento che il problema è o sarà risolto;
3. Implica un nuovo modo di vedere il problema;
4. A volte è preceduta da un periodo di incubazione in cui non si presta attenzione consapevole al problema.
L’ultimo concetto esaminato da Simon è l’ispirazione, corrispondente a ciò che viene comunemente definito creatività. Il meccanismo che sta alla base di essa è quello capace di creare novità, facendola derivare da combinazione e ricombinazione di elementi primitivi forniti (l’I.A. utilizza infatti l’euristica generazione e valutazione).

Tratto da IL PROBLEM SOLVING di Domenico Valenza
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