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Criminalità e fattori culturali


Quanto ai fattori culturali, è stata lungamente dibattuta la questione se la “civilizzazione” e, lo sviluppo dell’istruzione possono essere in grado di prevenire o di provocare il delitto.
Nell’ottimismo positivistico del secolo scorso si riteneva che la civilizzazione, l’istruzione, avrebbero vinto la criminalità.
Speranza, finora smentita dalla storia, che sta a dimostrare che con l’aumento del livello generale di istruzione e di civilizzazione non è parallelamente diminuita, ma anzi aumentata, alla criminalità.
Tale sviluppo, se non appare avere comportato una diminuzione del crimine, sul piano quantitativo pare su spingere verso forme di criminalità meno primitiva.
All’inizio del ‘700 era opinione diffusa che la civilizzazione avrebbe, se non vinto, almeno trasformato la criminalità: la criminalità violenta avrebbe dovuto progressivamente essere sostituita dalla criminalità fraudolenta, sicché il prezzo pagato dall’incremento della frode sarebbe compensato da una maggiore sicurezza fisica.
Circa la religione, ben si può affermare che le componenti etiche insite in ogni confessione religiosa e le regole comportamentali da tali confessioni fissate agiscono come validi strumenti di controllo sociale e da sempre sono state le controspinte primarie alla devianza.

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