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Ruanda: un genocidio decentrato come esito dell’etnismo


Il genocidio dei ruandesi tutsi ha una propria specificità:
ha una dimensione massiva e totale che raramente è stata uguagliata: della comunità tutsi colpita, dopo i massacri ne resta soltanto il 20%.
Rapida dell’esecuzione: 3 mesi
Uccisi in modo particolarmente crudele: fatti a pezzi a colpi di machete, con bastoni chiodati, bombardati, affogati, abbandonati con i tendini di Achille recisi, violentati e assassinati
Il 70% delle donne violentate e risparmiate è stato deliberatamente contagiato da assassini infetti dall’AIDS
L’estremo decentramento della sua organizzazione, un micromanagement che trasforma il capo di una collina in colui che mobilita le squadre locali di assassini.
Questo decentramento è stato possibile con l’ampia partecipazione della popolazione hutu delle città e dei villaggi. A fianco dell’esercito, della gendarmeria, delle milizie del partito presidenziale e dell’amministrazione  agiscono infatti decine di migliaia di contadini e soprattutto di dirigenti che, con il loro consenso, la loro influenza e partecipazione sono stati i principali esecutori del genocidio. Una maggioranza formata da gente comune uccide in massa i propri vicini, convinti che rappresentino un nemico nascosto e mortale perché etnicamente diverso, essenzialmente altro.

Tratto da IL SECOLO DEI GENOCIDI di Filippo Amelotti
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