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pensare sulle altre menti


La teoria della mente è un potente strumento mentale che ogni adulto normale possiede che fornisce la capacità di vedere relazioni tra i fatti ext e stati int della mente (capacità di mentalizzare = attività compulsiva, sembra impossibile non trarre inferenze cause/effetti del comportamento, probabilmente per il bisogno di assemblare l’informazione in un insieme coerente).
L’esperimento di Sally e Anna: situazione in cui si verifica un evento di cui qualcun altro non è a conoscenza per valutare la capacità di mentalizzare. Lo sviluppo della teoria della mante è un processo che si protrae per lungo t, prima dei 3-4 anni i bambini normali non riescono a realizzare le implicazioni di una falsa credenza (stato mentale), non colgono la differenza tra la loro credenza e quella altrui, non credono che ne possano esistere di diverse.
Nell’esperimento di Sally, la > degli autistici mostra incapacità ad elaborare l’inferenza.
Nella mentalizzazione le informazioni di fonti diverse, il risultato del vedere, dire, ricordare sono messi insieme in un’interpretazione coerente. Se c’è un debole impulso alla coerenza, appare un insieme complesso di info frammentate.

Contatto affettivo e teoria della mente
Per sviluppare una teoria della mente è anche necessaria l’esperienza (avere esperienza di persone che hanno una relazione diversa tra loro e interessi diversi). Gli autistici sono caratterizzati da una particolar ingenuità: non hanno la tendenza a mettere insieme grandi quantità d’informazione, prendono il comportamento per quello che è, per le intenzioni che cambiano il significato del comportamento (inganno, adulazione, ironia) hanno difficili problemi d’interpretazione = interpretazione letterale, manca la  comprensione delle sfumature di significato.  In essi è presente solo la consapevolezza dell’esistenza di altre persone come agenti di eventi fisici; questo non è un disturbo globale, non tutte le interazioni sociali sono legate alla mentalizzazione, ma non potendo bene concettualizzare gli stati mentali non sanno entrare in empatia con stati mentali e sentimenti altrui.
Il deficit di comunicazione intenzionale ordinaria = incapacità di rapportarsi affettivamente agli altri. Il deficit si rivela quando negli autistici dotati la comprensione del linguaggio e relazioni sociali resta letterale.

Autismo e autocoscienza
Il difficile sviluppo di una teoria delle mante produce un difficile sviluppo dell’autocoscienza. I bambini autistici hanno rappresentazioni appropriate del sé corporeo (riconoscimento persone/oggetti, familiari/estranei), ma scarsa autocoscienza nel senso dello sviluppo di una rappresentazione appropriata dl sé come gestore e manipolatore degli stati mentali. Gli altri non rappresentano dei compagni per la mente, non sono necessariamente preferibili alla compagnia delle cose prive di mente.
La capacità di dare un senso alle altre persone è anche la capacità di dare un senso a se stessi, la teoria che si applica alla mente altrui coincide con quella che si applica alla propria (ci richiamiamo a stati mentali per spiegare una nostra azione).

Le origini della teoria della mente
Sviluppo della capacità di mentalizzare. Secondo gli studi di Leslie, la finzione è precursore di una teoria della mente. La mente del bambino già dalla nascita è dotata di una conoscenza fondamentale delle caratteristiche importanti del mondo, il neonato a un livello primitivo conosce concetti come tempo, spazio, causalità, gli ogg e persone cui risponde in modo diverso. Per apprendere delle nozioni specifiche costruisce delle rappresentazioni di persone, cose, eventi che portano il mondo della mente. Ad 1 anno il bambino è capace di costruire rappresentazioni di rappresentazioni (meta rappresentazioni).
Le rappresentazioni funzionano per il meccanismo distaccatore: è innato, matura dal 2°anno di vita, così si sviluppa la capacità di fingere e poi di mentalizzare, alla fine forma una teoria della mente tot matura.
Nell’autismo sono disturbati mentalizzazione e gioco di finzione (spesso tot assente, passano gran parte del t in giochi orientati sulla realtà), la finzione è un aspetto fondamentale dello sviluppo normale.
L’operazione di distacco consente di sospendere i criteri di riferimento, verità ed esistenza, è libero dai suoi normali doveri di riferimento alla realtà e diventa parte di altri pensieri.

Spiegazione della triade dei disturbi di Wing
Teoria di Leslie permette di spiegare 3 sintomi che costituiscono la triade dei disturbi di Wing riscontrati in tutti gli autistici:
-    Distrubi nelle relazioni sociali
-    Di comunicazione
-    Di gioco di finzione
Per Leslie la teoria della mente e finzione hanno origine dallo stesso meccanismo che compare tardi. Ipotesi: danno neurologico molto specifico che colpisce questa componente dello sviluppo cognitivo 8perciò la diagnosi di autismo non prima dei 2-3 anni). La mancanza della teoria della mente dà senso a tutti i sintomi esaminati: i problemi di linguaggio (legato a semantica degli stati mentali), relazioni affettive (conseguenza dell’incapacità di rendersi conto di cosa significhi avere una mente e pensare, conoscere, avere sentimenti diversi da altri), apprendimento del comportamento sociale (acquisizione delle regole sociali), mancanza di attenzione condivisa (incapacità di considerare gli altri come individui con interessi simili o diversi), scarso uso del contatto oculare (incapacità di apprendere il linguaggio degli occhi o approccio inappropriato). Altri sintomi addizionali aldilà della triade (capacità intellettive e stereotipie) sono effetti di una disfunzione cognitiva centrale vista come un distacco, una spinta debole alla coerenza centrale di tutta l’informazione.
Nell’autismo i vari elaboratori di stimoli specifici non mostrano un’assenza anomala di effetti di coesione, quest’assenza risulta solo a livello più alti del pensiero centrale (metarappresentazione). La capacità di mentalizzare è un congegno interpretativo unificante: spinge un’informazione complessa che deriva da fonti disparate a interarsi in un insieme che abbia significato.
Tratto da L’AUTISMO. SPIEGAZIONE DI UN ENIGMA di Antonella Bastone
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