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Enrico Mattei e l'AGIP


Il 28 aprile 1945 la Commissione centrale economica del Comitato nazionale per l’alta Italia lo nomina a 39 anni commissario straordinario per l’Azienda generale italiana petroli(AGIP), ente statale per la produzione (estrazione), lavorazione e distribuzione dei petroli, togliendo la conduzione dell’azienda agli organi legali che erano compromessi con il governo fascista della Rsi.
L’AGIP era stata costituita nel 1926. I suoi compiti erano:eseguire ricerche petrolifere in Italia e nelle colonie in base a programmi quinquennali occuparsi di ogni attività relativa all’industria e al commercio dei prodotti petroliferi
Era una società controllata dallo Stato che operava in campo petrolifero.
Nel 1945 la sua struttura organizzativa era arretrata, inefficiente e burocratizzata. Possedeva due raffinerie: quella di Livorno fu saccheggiata dai tedeschi e distrutta, quella di Bari anch’essa danneggiata era inutilizzabile, anche perché doveva lavorare il denso petrolio albanese la cui estrazione era stata sospesa nel 1943. Le sue pompe di benzina erano danneggiate e quelle in Libia e in Albania erano perdute. Insomma nel mondo del petrolio non contava nulla.
Comunque grandi erano gli interessi americani verso l’AGIP  poiché era titolare di giacimenti di petrolio in Romania e controllava una società di estrazione e distribuzione per le ricerche avviate nella val Padana per la rete distributiva italiana
Mattei doveva:
provvedere temporaneamente alla riorganizzazione e alla direzione delle attività economiche preparare la liquidazione e la privatizzazione dell’AGIP secondo le indicazioni di USA e di GB.
Mattei condanna la politica rinunciataria di Parri e orientata verso la liquidazione dell’AGIP.
Capisce che la lotta concorrenziale ha preso altre forme e si combatte fra Paesi, in un conflitto in cui si oppongono Nazioni ricche e Nazioni ancora in cammino verso lo sviluppo. La concorrenza è una dura guerra a livello internazionale. L’Italia è a metà strada fra i paesi più forti e quelli più deboli.

Tratto da L'ITALIA DELLE FABBRICHE di Cristina De Lillo
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