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Anselmo. Ratio e intellectus nel Proslogion


La contrapposizione che Anselmo stabilisce nel Proslogion, dopo un anno circa tra l’unum argumentum riguardante l’esistenza di Dio della nuova opera e l’infinita ricchezza dei suoi attributi tipica dell’opera precdente, è incentrata sul termine argumentum. Qui egli ribadisce l’intento di prescindere dalla sacra auctoritas e per non apparire contraddittorio egli fa una differenza tra la ratio, utile ad argomentare attorno a Dio, e l’intellectus, capace di cogliere intuitivamente Dio (differenza questa di origine neoplatonica che gia Agostino aveva fatto in scientia e sapientia). Bisogna inoltre sottolineare che Anselmo nelle due opere utilizza il termine ratio in maniera differente, in base a ciò che vuole esprimere: essa infatti può significare conoscenza o spiegazione. La prima ha a che fare direttamente con la ricerca e l’esperienza, mentre la seconda corrisponde alla dimensione razionale della fede, cioè al bisogno di comprendere per quanto è possibile, il contenuto dei dogmi. Ad ogni modo tanti sono i punti in comune: in entrambe le opere viene utilizzata la deduzione logica anche se viene applicata a due oggetti diversi: le realtà particolari e il concetto universale. Anche nel Proslogion la dimostrazione dell’esistenza di Dio coincide con la chiarificazione della sua essenza. Insomma anche qui la principale protagonista è la mens rationalis.

Tratto da LA DOTTRINA DEI TEOLOGI di Carlo Cilia
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