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Lanfranco di Pavia. "Essentia principalis" ed "essentia seconda"


Ma l’aspetto forse più importante di tutta la sua riflessione è la sua riformulazione in campo logico-ontologico dei concetti di essentia principalis ed essentia seconda. Tali concetti sono molto più vicini a quelli boeziani di essere in sé (ipsum esse) ed essere determinato (id quod est) che a quelli aristotelici di sostanza prima e sostanza seconda. In particolare L., ammettendo l’imperscutabilità del mistero del mutamento da pane e vino in corpo e sangue, forza un po’ i concetti boeziani che utilizza sostenendo che l’alterazione delle sostanze prime può non corrispondere all’alterazione delle sostanze seconde, per cui ciò che ai nostri occhi appare come pane e vino nell’essenza è corpo e sangue. Quindi si vede come alla fine il linguaggio concettuale sul quale si basa la concezione del mutamento è molto vicino a quello aristotelico pur presentandosi come un’alternativa. Questo dimostra allora come risulti impossibile in ultima analisi non considerare gli “influssi dialettici” che sono presenti nell’opera di un pensatore che si definisce anti-dialettico. La “teologia razionale” allora diventa un’alternativa allo studio allegorico dei testi che mantiene ancora le distanze dalla “filosofia” in senso stretto perché ha paura di cadere nelle grinfie delle scienze profane.

Tratto da LA DOTTRINA DEI TEOLOGI di Carlo Cilia
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