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Amore e innamoramento


I concetti di “innamoramento” e di “amore” vengono spesso confusi.
Nella prima fase di un rapporto, quindi nei primi sette o otto anni, entrambi i partner, malgrado la loro diversità, fanno di tutto per consolidare l’unione, mettendo in risalto le affinità, e aspirano a fondersi in un’armonia perfetta.
Nella fase dell’innamoramento si accetta con entusiasmo, perché quello che conta davvero è stare con l’altro. La coppia innamorata si troverà probabilmente d’accordo anche su altri aspetti: l’educazione dei figli, l’arredamento della casa, i gusti musicali, l’abbigliamento, i genitori, i suoceri, gli amici, ecc.
Il fenomeno dell’innamoramento, che impedisce di vedere l’altro con obiettività. Ma la cecità più grave è l’incapacità di giudicare se stessi e di vedere le differenze fra sé e il partner. Si rinnegano i propri stessi bisogni e si accettano continui compromessi perché l’armonia è la cosa a cui si tiene di più. Ma, se si fanno troppe concessioni, si finisce per tradire la propria individualità.
Se le cose proseguono così per un certo numero di anni, alla fine il romanticismo sparisce e si comincia a tenere segretamente conto di tutti i compromessi che si sono accettati. Ne nascono interminabili litigi, che prima o poi mettono fine a queste abitudini, oppure si arriva a uno stato permanente di scarsa spontaneità e di eccessivi riguardi.
Tutti i rapporti umani oscillano fra i due poli dell’indipendenza e della comunione. La situazione diventa forzata e insostenibile se una prevale troppo a spese dell’altra, e i sentimenti non riescono più a tenere il passo.
L’innamoramento è forse una delle condizioni di maggior egocentrismo. Si afferma di essere innamorati di lui o di lei. Essere innamorati per la maggior parte delle persone significa che l’altro suscita in noi una marea di sentimenti bellissimi e straordinariamente piacevoli. Ci si sente meravigliosamente bene quando l’altro è vicino e si proietta questo sentimento sulla persona che si ha di fronte. L’unico problema dell’innamoramento è che prima o poi può finire. E tutto sommato è meglio così.
Solo allora infatti ci si trova nelle condizioni di verificare se si è anche in grado di amare l’altro. Per amare qualcuno è necessario l’esatto opposto dell’egocentrismo. Bisogna accettare l’altro per quello che è e saper separare i suoi desideri e le sue esigenze dai propri. Questo comporta la conoscenza dei valori dell’altro e delle scelte che farà per soddisfare le proprie esigenze e per realizzare i propri obiettivi.
Ci si impegna a prendere seriamente la vita del partner esattamente quanto la propria, di attribuire ai suoi valori, alle sue esigenze e ai suoi obiettivi la stessa importanza che si attribuisce ai propri e a non ostacolare i suoi progetti.
E senza pari dignità è assurdo parlare di amore per un’altra persona.
L’educazione può essere affettuosa e amorevole, cioè veicolo per trasmettere positivamente al bambino l’amore dei genitori, se tiene conto delle qualità specifiche e dell’individualità del figlio. Ma i genitori, quando parlano di educazione, intendono spesso l’esatto opposto, perché hanno in mente degli schemi fissi a cui il bambino si deve adattare, qualunque sia la sua personalità.

Tratto da LA FAMIGLIA È COMPETENTE di Anna Bosetti
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