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La sociologia e l'abuso all'infanzia


Attualmente il fenomeno è sicuramente più visibile rispetto al passato; ciò è frutto di una serie di cambiamenti socio-culturali che hanno attribuito notevole peso ai diritti dei fanciulli, maggiore attenzione al disagio infantile e aumentato l'impegno negli interventi a favore dei bambini abusati.
La sociologia, in particolare, ha contribuito e contribuisce:
- al mutamento della cultura dell'infanzia;
- all'approfondimento del tema dell'abuso attraverso studi e ricerche empiriche;
- ad orientare le politiche sociali a favore dell'infanzia.
Estrema importanza assumono nello studio del tema e nella concreta gestione della problematica concetti come quelli di comunicazione e di empatia e strumenti tecnici quali l'osservazione, il colloquio, la socioterapia.
La comunicazione consente di veicolare informazioni, di mandare e recepire segnali, di effettuare una sorta di mediazione.
L'empatia fà si che ci si identifichi con le esigenze dell'altro, che si veda il mondo con gli occhi di chi si ha difronte.
Comunicazione ed empatia permettono di cogliere i sintomi di disagio che caratterizzano il comportamento dei bambini che hanno subito abusi.
Il fenomeno del maltrattamento dei bambini richiede particolare cautela nell'osservazione; è necessario sì guardare con attenzione ed interesse cognitivo anche fuori dalla propria prospettiva, ma è indispensabile notare i particolari senza disturbare o invadere il campo della persona osservata.
Oltre agli indicatori fisici e comportamentali rinvenibili nel bambino stesso, è possibile individuare degli indicatori riferibili al nucleo familiare. Tra i più comuni troviamo: la ricorsività erditaria della violenza, lo status socio-economico della famiglia di origine, il family stress, l'atrofia della rete sociale.
Tratto da LA SPENDIBILITÀ DEL SAPERE SOCIOLOGICO di Angela Tiano
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