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L’assolutismo in Prussia e Austria alla fine del 1600


Dopo la pace di Westfalia negli stati germanici il rafforzamento del potere dei principi territoriali va a svantaggio dell’imperatore della dieta imperiale. 

Al sud i ceti territoriali hanno ancora notevoli poteri ma in altri stati la centralizzazione delle funzioni militari, economiche e amministrative tende a rafforzare il principe. Il modello in cui meglio si realizza l processo di centralizzazione è quello del Brandeburgo-Prussia di Federico Guglielmo (1640-88). La tappa importante nell’ascesa della Prussia è la Pace di Oliva: la Prussia viene annessa al Brandeburgo. Anche qui l’assolutismo non è un sistema di facile realizzazione e si afferma una via all’assolutismo che a differenza della Francia ha un fondamento nobiliare: i posti più importanti dell’amministrazione militare e civile sono conferiti all’antica nobiltà (junker). Essi controllano anche tutte le funzioni del governo locale del territorio. 
La base militare di quella che sarà la grande potenza prussiana e l’artefice dell’unificazione della Germania è rappresentata nell’organo più importante del governo, il commissariato generale della guerra.
Una monarchia in fase di consolidamento potrebbe definirsi quella dell’Austria sotto Leopoldo I d’Asburgo (1658-1705). Il suo predecessore Ferdinando II aveva unificato i ducati austriaci e il regno di Boemia sotto il profilo di un comune sentimento di appartenenza alla comunità politica degli
Asburgo d’Austria. Ferdinando e Leopoldo si posero anche l’obbiettivo di rafforzare l’amministrazione pubblica e di formare un esercito permanente. Il problema della monarchia asburgica era una piccola parte della Ungheria che non era caduta sotto la giurisdizione ottomana. L’Ungheria si rivelava un ostacolo alla creazione di una assolutismo omogeneo e accentrato. La dinastia asburgica regnava nel paese solo in virtù di un unione personale; la sua autorità era elettiva e revocabile; la potente nobiltà del paese vigilava sulla sua costituzione e le prevaricazioni monarchiche; lo ius resistendi, il diritto di reagire con la forza al mancato rispetto monarchico dei privilegi ungheresi legittimava le rivolte nobiliari. Il problema ungherese era anche intrecciato con il rapporto tra la monarchia asburgica e gli ottomani. Nel 1660 la Transilvania insorse contro il dominio turco: gli ottomani ebbero la meglio e si diressero verso Vienna ma a 100 KM dalla capitale vennero sconfitti dalle truppe austriache. L’intervento dell’esercito asburgico era dettato anche dal disegno di Leopoldo di distruggere l’opposizione dell’aristocrazia magiara alla monarchia. Il sovrano annullò tutti i privilegi politici di cui godevano gli ungheresi e diede il via a una repressione delle minoranze protestanti. La reazione fu la rivolta dei magiari nel 1678 che furono appoggiati dai turchi. Nel 1683 Vienna fu assediata dai turchi. Le truppe austropolacche ebbero però la meglio e allontanarono il pericolo ottomano da Vienna. Nel 1699 con la pace di Carlowits i turchi cedettero agli austriaci ungheria e Transilvania, Leopoldo ottenne dagli stati magiari il consenso alla dinastia asburgica come monarchia non più elettiva ma ereditaria.

Tratto da LE VIE DELLA MODERNITÀ di Filippo Amelotti
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