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La seconda fase di Miguel de Unamuno

 La seconda fase di Miguel de Unamuno


Nel 1897, dopo un incubo notturno dal quale lo risvegliò la moglie Concha, si apre la seconda fase della sua vita. Fase caratterizzata da profondo esistenzialismo, Unamuno rivendica la concreta limitata autonomia dell’uomo in carne ed ossa, dell’esistenza personale; schierandosi contro la ragione, le preferisce la vita, ponendosi contro la partecipazione ad imprese comuni, opta per la ricerca dell’autenticità e della salvezza personale. Scopre Kierkegaard, si fa cristiano e cerca nel cattolicesimo una risposta a quello che da ora in poi sarà il suo problema fondamentale: la morte e l’immortalità. Al di là di ciò, rimarrà fondamentalmente eterodosso, votato alla pratica del dubbio, della provocazione,del paradosso e della contraddizione.
Unamuno vuole disperatamente l’immortalità ma la ritiene impossibile, chiede di essere ascoltato da un Dio a cui non riesce a credere.
L’anno dopo lancia la sfida alla cultura borghese, ai suoi miti del progresso, incapaci di risolvere il problema del senso del vivere e del morire. In questo senso La vida es suegno del 1898 è il primo saggio in cui esplode il soggettivismo del nuovo Unamuno, con una nuova scrittura, basata sulla costante volontà di rompere ogni andamento discorsivo, variando e aprendo i campi lessicali, e sul primo furibondo attacco all’industrialismo, suggestionato dall’anticapitalismo romantico che aveva ereditato da Carlyle e Ganivet. I nessi cultura – civiltà, giustizia – felicità, che erano apparsi in En torno al casticismo sotto forma di contraddizioni dialettiche, qui sono invece irrigiditi antinomicamente; la felicità come pace dell’anima viene opposta e preferita alla guerra dell’uomo contro la natura. Appartengono a questa linea i Tre ensayos del 1900, e Sobre la europeizaciòn del 1906, una paradossale esaltazione della saggezza ispanica come scienza della morte, contro la scienza borghese europea che è scienza della vita.I primi anni del novecento sono anni di fervida attività intellettuale: scrive notevoli saggi su problemi linguistici e Amor y pedagogia, la prima “nìvola”  di Unamuno, cioè il primo romanzo che spezza il rapporto dialettico tra io e mondo (tipico del romanzo realista dell’Ottocento) e costruisce il centro della narrazione sulla vita interiore dei personaggi, mentre i riferimenti all’ambiente sono ridotti quasi a zero e l’autore entra nel romanzo come uno dei personaggi. Questa fase della vita si conclude e si compendia con la Vida de don Quijote y Sancho, un commento puntuale, capitolo per capitolo, del capolavoro di Cervantes. Unamuno vede in don Chisciotte la sfida irrazionalistica al mondo moderno, incarnata dalla sua ricerca di immortalità nella gloria, contro il filisteismo dei suoi contemporanei. È una lettura arbitraria e deformata del romanzo che nei lettori più sprovveduti genererà equivoci duri a morire.


Tratto da LETTERATURA SPAGNOLA di Gherardo Fabretti
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